
«Alle elementari già riempivo i quaderni e i banchi di scuola di macchinine disegnate a matita». Così Lorenzo Battisti, romano classe 1993, racconta la genesi di una passione che oggi è diventata professione. C’è infatti un pezzetto di Roma nella nuova Fiat Grande Panda perchè Battisti è nel team guidato da François Leboine, responsabile del design Fiat e Abarth, che ha disegnato il modello con cui Stellantis rilancia uno dei simboli più amati dell’automotive italiano.
Originario di Roma, Battisti ha frequentato il liceo scientifico Isacco Newton di viale Manzoni, ma appena diplomato si è trasferito a Torino per inseguire il sogno del car design, dove ormai vive da 13 anni. «Tre mesi dopo la maturità ero già su, pronto a cominciare. Non c’erano alternative valide a Roma, solo scuole private a Torino, e i miei, per fortuna, hanno creduto in me, supportandomi anche economicamente».
Lorenzo ha studiato in una delle poche accademie italiane di alto livello in design automobilistico, in una classe internazionale dove la competizione era serrata. «Eravamo 40 solo nella mia classe, più un’altra in inglese. Venivano da tutto il mondo: russi, indiani, australiani… La metà era figli di papà, ma l’altra metà come me aveva fame vera. Era totalizzante, consegne ogni giorno, obbligo di frequenza. Sembrava una scuola militare più che un’università».
Dopo la laurea, è entrato quasi subito nel mondo del lavoro, passando da Fiat a Lancia, fino al ritorno nel team Fiat proprio per la Grande Panda, progetto nato dopo la fusione in Stellantis. «Quando mi hanno richiamato, stavano partendo col nuovo modello. Il telaio, il “package”, era condiviso con Citroën: è un processo comune oggi, serve per ridurre i costi. Ma questo ha posto dei limiti: la gente ci chiede perché la Panda è diventata così grande. Pure io la volevo più piccola. Ma non si poteva fare».
Nonostante i vincoli tecnici, il team ha cercato di recuperare l’anima del modello storico disegnato da Giugiaro. «Ci siamo ispirati alla Panda originale, quella squadrata. Io mi occupo dell’esterno: eravamo quattro designer e abbiamo prodotto una quantità enorme di sketch e modelli 3D. La prima fase è la più libera e creativa: si parte disegnando a mano, su Photoshop, poi si passa a Blender, un software 3D che ora usiamo molto, per arrivare così attraverso Autocad alla definizione del modello sulla fattibilità e sui vincoli tecnici fino ad arrivare a prototipi fisici in scala reale».

Il posteriore della nuova Grande Panda
Nel lavoro sulla Grande Panda, Lorenzo ha avuto un ruolo importante nella definizione del design esterno, e in particolare del posteriore dell'auto: «Quella parte è frutto di una riflessione molto personale. Volevamo riprendere la semplicità e l’immediatezza del modello originario. Cioè, nonostante il telaio che ci hanno dato, la macchina doveva omaggiare il passato».
Lavorare in Fiat, ci tiene a sottolinearlo, è diverso rispetto a marchi più budget: «In generale ogni linea costa. Ogni dettaglio è un potenziale aumento di spesa. Noi siamo abituati a fare tanto con poco». Ma l'entusiasmo resta intatto: «Secondo me la cosa in cui siamo stati bravi è nascondere che sotto c'è una Citroën, a livello di stile esterno». Un concetto sviluppato a partire dal principio secondo cui less is more della concept della Fiat Centoventi del 2019.
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