
Sessantaseimila euro l’anno per 90 anni. Una cifra che, sommata, sfiora i sei milioni di euro. Apparentemente poco rispetto a un’opera da centinaia di milioni, ma è proprio questo il nodo della polemica sul canone che la AS Roma verserà a Roma Capitale per la concessione dei terreni di Pietralata destinati al nuovo stadio.
La Commissione Patrimonio è stata convocata per il oggi, 5 marzo, proprio per analizzare numeri e aspetti economici, mentre altre sedute sono previste per discutere urbanistica, mobilità e sostenibilità. Solo dopo l’ok delle commissioni, il progetto tornerà in Aula Giulio Cesare per il voto definitivo, atteso entro marzo, prima di approdare alla Regione Lazio per la Conferenza di Servizi decisoria.
La cifra – poco più di cinquemila euro al mese – ha sorpreso molti osservatori, abituati ormai alle cifre astronomiche del calcio moderno. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg di un meccanismo finanziario complesso, costruito nei mesi scorsi all’interno del Piano Economico Finanziario (PEF) della procedura di project financing approvata dal Comune.
Dall’Assessorato all’Urbanistica di Roma Capitale si affrettano a chiarire: non si tratta di un taglio sorprendente né di una riduzione rispetto al passato. Il canone di concessione è stato calcolato seguendo le regole della legge che disciplina gli stadi in project financing, un equilibrio matematico che mette insieme investimenti, oneri, costi e ricavi del progetto.
In pratica, la AS Roma non paga un semplice affitto simbolico. Grazie alla «Legge Stadi», il club – attraverso il proprio veicolo societario – si assume l’onere dell’intera operazione urbanistica: dalla costruzione della struttura alla riqualificazione del territorio, fino alla gestione e manutenzione dell’area per tutta la durata della concessione.
Il canone annuale è solo una parte della storia. Secondo il PEF certificato, gli investimenti complessivi per l’opera, incluse urbanizzazioni e infrastrutture accessorie, superano i 500 milioni di euro, con una quota rilevante destinata a sicurezza, gestione tecnica e costruzione.
Al termine dei 90 anni, salvo nuovi accordi, l’impianto e tutte le opere realizzate torneranno di proprietà del patrimonio di Roma Capitale, secondo il principio del diritto di superficie previsto dalla normativa italiana per questo tipo di progetti.
Nonostante il via libera della Giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri, il progetto deve ancora affrontare diverse fasi tecniche e politiche. Dopo la presentazione ufficiale a dicembre, il dossier è ora al vaglio delle commissioni capitoline.
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