
Una manifestazione pacifica per ricordare il popolo tibetano e la sua storia. Martedì 10 marzo, a partire dalle 15 in via San Nicola de’ Cesarini, si terrà un presidio organizzato dal Comitato Pro Tibet in occasione del 67esimo anniversario dell’Insurrezione di Lhasa. L’iniziativa vuole essere un momento di memoria e testimonianza a sostegno delle rivendicazioni di autonomia del popolo tibetano. Il Comitato promotore è nato recentemente e riunisce diverse associazioni e realtà buddhiste presenti in Italia.
Il Comitato Pro Tibet è composto da più organizzazioni attive nella diffusione della cultura tibetana e nella tutela dei diritti del popolo del Tibet: l’Associazione Donne Tibetane in Italia, l’Associazione Italia‑Tibet, la Comunità Tibetana in Italia, il Ghe Pel Ling - Istituto Studi di Buddhismo Tibetano, l’Istituto Lama Tzong Khapa e l’Unione Buddhista Italiana. L’obiettivo dichiarato è sostenere il popolo tibetano nella difesa della propria identità culturale, spirituale e politica, promuovendo al tempo stesso iniziative di sensibilizzazione e informazione.
Il 10 marzo 1959 il popolo tibetano insorse a Lhasa contro l’occupazione militare della Cina per difendere la propria libertà politica, religiosa e culturale. La repressione che seguì provocò la morte di oltre 80mila persone, tra cui numerosi monaci e monache, segnando profondamente la storia del Tibet. Gli eventi costrinsero molti tibetani a lasciare il paese, tra cui il leader spirituale Tenzin Gyatso, 14esimo Dalai Lama, che trovò rifugio in India e da allora non ha più potuto fare ritorno nella sua terra. Negli anni successivi il territorio tibetano venne suddiviso e in parte assegnato ad altre province cinesi. Nel 1964 la parte restante fu trasformata nella Regione Autonoma del Tibet, una provincia della Cina a statuto speciale. Da allora il 10 marzo è ricordato come il giorno dell’Insurrezione nazionale tibetana.
Secondo il Comitato Pro Tibet, «a 67 anni di distanza il popolo tibetano continua a soffrire a causa della limitazione della libertà religiosa e dell’erosione dell’identità culturale per la separazione forzata delle giovani generazioni dalle proprie radici». Gli organizzatori ricordano che «il 10 marzo è un giorno di memoria e di responsabilità morale: ricordare significa onorare chi ha sofferto, vigilare affinché il Dharma possa essere trasmesso liberamente e coltivare compassione verso tutti gli esseri coinvolti». Da qui l’invito rivolto alle istituzioni, al mondo della cultura e alla società civile a partecipare al presidio romano: «Chiediamo alle istituzioni, al mondo della cultura e ai membri della società civile di unirsi a noi in questa manifestazione pacifica e simbolica non solo per il popolo tibetano, ma per tutti coloro che in questo momento stanno soffrendo a causa di conflitti, occupazioni e violazione dei propri diritti umani».
Il Comitato Pro Tibet intende promuovere la difesa dei diritti del popolo tibetano e la salvaguardia della sua tradizione culturale e spirituale. Tra le attività previste ci sono iniziative pubbliche, eventi e momenti di informazione con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla questione tibetana nel dibattito pubblico.
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