
Il Piper Club ha chiuso. Uno stop improvviso, arrivato pochi giorni dopo le celebrazioni per i sessant’anni dalla sua apertura, che ha riportato sotto i riflettori uno dei luoghi più emblematici della notte romana e, più in generale, della storia culturale italiana del secondo Novecento.
Il locale di via Tagliamento è stato sottoposto a sequestro preventivo nel quadro di una campagna di verifiche straordinarie sulla sicurezza dei luoghi di intrattenimento, avviata a livello nazionale dopo i gravi fatti di Capodanno avvenuti a Crans-Montana. Un’operazione che punta a controllare capienza, assetti strutturali e sistemi di gestione delle emergenze nei locali aperti al pubblico.
Durante l’ispezione sarebbero emerse criticità legate agli spazi interni, alla conformità delle strutture e alla documentazione obbligatoria, oltre a un numero di presenze in overbooking rispetto al limite consentito. Elementi che hanno portato all’adozione del provvedimento cautelare, ora al vaglio dell’autorità giudiziaria.
Dalla direzione del club è stata confermata la disponibilità a collaborare pienamente con le istituzioni, ribadendo che la sicurezza di pubblico e lavoratori rappresenta un principio irrinunciabile.
La notizia del sequestro non riguarda solo un esercizio commerciale. Il Piper è stato, fin dalla metà degli anni Sessanta, un laboratorio sociale prima ancora che musicale. Un luogo in cui si sono incrociate mode, linguaggi, sperimentazioni artistiche e nuove forme di aggregazione giovanile.
Qui si è costruita una parte dell’immaginario italiano: la musica dal vivo come rito collettivo, la moda come segno di rottura, la notte come spazio di libertà. Da Patty Pravo alias la Ragazza del Piper ai Pink Floyd, passando per Renato Zero, David Bowie e Loredana Bertè. Generazioni diverse hanno attraversato quella sala, trovando un punto di riferimento in un’epoca di rapidi cambiamenti culturali.
Il sequestro solleva una questione che va oltre il singolo caso: è possibile conciliare la necessità di standard di sicurezza sempre più stringenti con spazi storici nati in altri contesti normativi? La risposta deve essere Si.
La stagione dei controlli non è episodica, ma risponde a una domanda di maggiore tutela che arriva dall’opinione pubblica. Allo stesso tempo, la chiusura temporanea di un’icona come il Piper mette in evidenza la fragilità di un equilibrio tra regole, memoria e trasformazione.
Il futuro del Piper dipenderà ora dagli esiti delle verifiche e dalle decisioni della magistratura. Nel frattempo, resta il valore simbolico di un luogo che ha accompagnato il passaggio dall’Italia del boom a quella contemporanea, attraversando mutamenti sociali profondi senza mai perdere il suo ruolo di catalizzatore culturale.
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