
I finanzieri del Comando provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri che dispone la misura cautelare personale dell’obbligo di dimora nei confronti di tre persone indagate per truffa e riciclaggio, nell’ambito di un’indagine su una presunta truffa legata ai finti affitti per il Giubileo.
L’attività investigativa è stata condotta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Velletri e coordinata dalla locale Procura della Repubblica di Velletri. Secondo quanto emerso, il sistema avrebbe generato una truffa milionaria attraverso la pubblicazione su siti e piattaforme online di annunci relativi ad appartamenti per locazioni brevi e camere in bed and breakfast a Roma, in realtà inesistenti o non nella disponibilità degli inserzionisti.
Le offerte erano rivolte in particolare a turisti, anche stranieri, intenzionati a soggiornare nella Capitale in vista del Giubileo. Dopo aver effettuato i pagamenti tramite carta di credito, le somme versate dalle vittime confluivano sui conti correnti di una società creata appositamente per raccogliere i proventi della truffa.
Il denaro veniva successivamente trasferito, mediante bonifici, a ulteriori società riconducibili al gruppo, alcune delle quali con sede anche all’estero. Queste società, formalmente intestate a prestanome nullatenenti o con precedenti penali, sarebbero state utilizzate come schermo per ostacolare l’identificazione dei reali beneficiari delle somme.
In diversi casi, i trasferimenti di fondi venivano giustificati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, così da attribuire una parvenza lecita ai flussi finanziari e rendere più complessa la ricostruzione dell’origine illecita del denaro.
Oltre ai tre presunti promotori dell’attività illecita, indagati per truffa e riciclaggio, altre 16 persone risultano indiziate di riciclaggio per aver posto in essere operazioni finalizzate a nascondere l’origine dei fondi e a ostacolarne la tracciabilità. Nel corso delle indagini è stato disposto il sequestro preventivo di oltre 145 mila euro, rinvenuti sui conti della società destinataria dei versamenti.
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