Roma, 11 gennaio 2026
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Spin Time accoglie l'abbraccio della città. In centinaia in strada per l'assemblea pubblica contro lo sgombero

Famiglie, associazioni, realtà sociali e politica si ritrovano per difendere uno spazio che è diventato casa, welfare e cultura

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 23 ore fa - TEMPO DI LETTURA 5'

Nel primo pomeriggio del 10 gennaio, via di Santa Croce in Gerusalemme si è trasformata in un corridoio umano. Davanti all’ingresso di Spin Time, nel cuore dell’Esquilino, centinaia di persone hanno occupato la strada.

Una giornata fredda, ma attraversata da una mobilitazione che ha coinvolto famiglie residenti, giovani, scout, associazioni di quartiere, reti solidali, redazioni e cittadini. L’assemblea pubblica è stata convocata in risposta alla notizia del ritorno del dossier sugli sgomberi sul tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, che potrebbe riportare Spin Time dentro una logica di emergenza e repressione.

La presenza in piazza non è stata solo sociale. Accanto a decine di realtà che da anni gravitano attorno allo stabile — tra cui Mediterranea, Nonna Roma, Lucha y Siesta, associazioni del territorio e comunità educative — hanno partecipato anche esponenti politici, rappresentanti dell’amministrazione capitolina e forze di opposizione.

Dal dossier sugli sgomberi al nodo politico

La miccia è stata riaccesa dal possibile ritorno del tema sgomberi sul tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza, una prospettiva che ha rimesso Spin Time tra le occupazioni che potrebbero essere riesaminate dopo la fine del Giubileo.

Lo stabile di via Santa Croce in Gerusalemme, ex sede Inpdap occupata dal 2013, è oggi casa per circa 180 famiglie e spazio di lavoro, mutualismo e produzione culturale. Negli ultimi anni il Campidoglio lo ha incluso nel piano strategico dell’abitare come esperienza da acquisire e regolarizzare, sulla base di uno studio che certifica un ritorno sociale quasi doppio rispetto all’investimento pubblico.

È proprio questa doppia natura — spazio abitativo e polo civico — a rendere Spin Time un caso politico. Da una parte, una linea dell’amministrazione che ha tentato di superare la gestione securitaria dell’emergenza casa; dall’altra, la pressione di una filiera immobiliare che continua a considerare l’edificio come un asset da valorizzare.

L’idea di una città che si prende cura

Tra i primi a prendere la parola c'è stato Andrea «Tarzan» Alzetta, storico militante dei movimenti per il diritto all’abitare, già consigliere comunale e da anni uno dei volti più noti delle occupazioni romane.

La sua lettura è stata insieme difensiva e politica. Spin Time, ha detto, non è solo un’occupazione ma «una realtà comunitaria» che tiene insieme 145 famiglie e decine di soggetti sociali, con 45 realtà impegnate in oltre 200 servizi mutualistici, dispersione scolastica pari a zero e un rapporto strutturato con il quartiere.

Nel suo intervento non ha risparmiato un plauso al lavoro dell’attuale amministrazione capitolina, definendolo come una discontinuità storica.

«È la prima volta da decenni che il Comune di Roma non affronta l’emergenza abitativa solo come problema di ordine pubblico», ha ricordato, citando il superamento della delibera Tronca, il riconoscimento della residenza agli occupanti, gli investimenti sulle politiche abitative e l’esperienza di Porto Fluviale trasformata in edilizia pubblica con fondi Pnrr. Una traiettoria che, secondo lui, potrebbe fare di Spin Time un modello stabile di welfare urbano.

Ma proprio per questo, ha aggiunto, l’attacco non riguarda solo uno stabile: «Qui è nel mirino un’idea di democrazia», una città che non sia ridotta a vetrina turistica e rendita immobiliare, ma che riconosca cultura, welfare e abitare come beni comuni.

Il volto finanziario del conflitto

A dare profondità al conflitto è stato l’intervento di Chiara, attivista di Spin Time. Il palazzo, ha spiegato, è stato cartolarizzato nel 2004 e inserito nel Fondo Immobili Pubblici gestito da Investire Sgr. Un fondo che avrebbe dovuto essere liquidato nel 2025 e che invece è stato prorogato al 2027, congelando di fatto la possibilità di una vendita al Comune.

Secondo Chiara, la ragione di questa proroga è economica: oggi a Investire non conviene vendere, in attesa che il mercato romano cresca ancora. Il fondo, spiega, avrebbe rifiutato ogni trattativa con il Campidoglio proponendo una cifra di circa 100 milioni di euro, giudicata spropositata rispetto al valore reale dell’immobile.

Nel frattempo «rafforza il proprio ruolo nel cosiddetto segmento “living” e promuove progetti di “rigenerazione urbana” attraverso fondazioni come Roma Regeneration, che lei ha definito un’operazione di social washing», spiega l'attivista.

Qui, secondo Chiara, si innesta la contraddizione politica: da una parte il Comune che prova a risolvere l’emergenza abitativa acquisendo immobili e provando a regolarizzare esperienze come Spin Time; dall’altra lo stesso Comune che accetta e legittima pratiche speculative di soggetti finanziari che, aumentando i valori immobiliari, rendono l’abitare sempre più inaccessibile. «Con una mano si dà dieci, con l’altra si toglie cento», ha sintetizzato.

Comunità, reti e una piazza trasversale

La forza dell’assemblea è stata visibile nella sua composizione. Accanto agli abitanti dello stabile c’erano i ragazzi della redazione di Scomodo, che lavora nei piani bassi dell’edificio, scout, educatori, associazioni del territorio, reti di mutualismo, realtà nazionali e cittadini che negli anni hanno attraversato Spin Time come spazio di socialità e servizi. La piazza non era solo solidale: era l’immagine concreta di un ecosistema che va oltre i confini dell’edificio.

Da Torino a Roma, una risposta che prova a diventare nazionale

Dal palco è arrivata anche la voce di Askatasuna, centro sociale torinese recentemente sgomberato.

La testimonianza ha legato Spin Time a una dinamica nazionale di attacco agli spazi sociali. La proposta è stata quella di trasformare gli sgomberi in un’occasione di convergenza, con una grande assemblea a Torino e una giornata di mobilitazione nazionale.

Non un richiamo alla contrapposizione sterile, ma alla capacità di tenere insieme differenze e pratiche, come accaduto in altre stagioni di conflitto sociale.

Tra riconoscimento pubblico e rischio di speculazione

L’assemblea del 10 gennaio ha mostrato una tensione che attraversa Roma: da un lato una linea politica che tenta di riconoscere esperienze come Spin Time come parte di una strategia pubblica sull’abitare; dall’altro un contesto urbano sempre più plasmato da fondi immobiliari e operazioni finanziarie che spingono verso la turistificazione e l’espulsione sociale.

Il precedente di Porto Fluviale — un’occupazione trasformata in edilizia pubblica — resta il riferimento evocato da più voci. Se Spin Time seguirà quella traiettoria o verrà risucchiato in una nuova stagione di sgomberi e speculazione non dipenderà solo da una decisione amministrativa, ma dall’esito di un conflitto che, come ha mostrato la piazza dell’Esquilino, è ormai apertamente politico.

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