
Una semina collettiva per rispondere all'avanzata del cemento e rivendicare il diritto al verde pubblico. È questa l'iniziativa lanciata dal comitato Pratone di Torre Spaccata per domenica 18 gennaio, quando a partire dalle 10, con appuntamento in via Pietro Sommariva 49, cittadini e associazioni si ritroveranno nel pratone per un'azione di riforestazione partecipata.

(La locandina dell'evento)
Al centro della mobilitazione c'è il destino di 58 ettari terreno di proprietà di Cassa Depositi e Prestiti. Nonostante i proclami istituzionali sul "consumo di suolo zero", il nuovo piano regolatore, approvato nel 2008, contiene il disegno urbanistico della città, secondo il quale il Pratone di Torre Spaccata sarebbe stato destinatario di una previsione edificatoria di circa 600mila cubature.
Ma facciamo un passo indietro. Nel 1965 venne varato dal Campidoglio un piano regolatore che prevedeva di edificare uffici, nell'ambito del progetto di Sistema Direzionale Orientale (S.D.O.), poi mai realizzato. Ma questo progetto che prevedeva di spostare nella periferia est della città gli uffici amministrativi naufragò. Il primo pericolo di edificazione era scampato.
A cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, però, si fa strada l’idea di una città policentrica in cui ogni municipio avrebbe dovuto avere il suo centro. È da questo momento che si inizia a discutere di Centralità urbana. Un concetto chiave per il nuovo Piano regolatore di Roma del 2008. Nel nuovo disegno urbanistico della città, il Pratone di Torre Spaccata sarebbe stato destinatario di una previsione edificatoria sopra citata. Una previsione tutt’oggi invariata.
La richiesta dei comitati, rivendicata da anni, è proprio quella di modificare il piano regolatore con lo scopo di rendere il Pratone non più edificabile e su questo, aveva affermato il comitato «non arretreremo di un centimetro».
L'obiettivo è trasformare il Pratone in un parco pubblico definitivo, sottraendolo ai 18,5 ettari di superficie utile lorda destinata all'edificazione. In una Roma che fatica a garantire lo standard minimo di 9 metri quadrati di verde per abitante, la giornata di semina diventa un'occasione per riappropriarsi del territorio e chiedere alle istituzioni un cambio di rotta deciso verso la transizione ecologica reale.
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