Roma, 7 aprile 2026
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L’archivio di Alfredo alla Scrofa diventa patrimonio nazionale

Il ministero della Cultura riconosce il valore storico del celebre ristorante romano simbolo della Dolce Vita

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 3 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
L’archivio di Alfredo alla Scrofa diventa patrimonio nazionale

Un pezzo di storia della gastronomia e del costume italiano entra tra i beni tutelati dallo Stato. L’archivio del ristorante Alfredo alla Scrofa è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante dalla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio. Il provvedimento, sancito con decreto del 20 marzo 2026, riconosce il valore culturale e documentario di una raccolta che racconta non solo la storia del locale, ma anche quella della società e dello spettacolo del Novecento.

Memoria della Dolce Vita

L’archivio rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia della Dolce Vita romana e internazionale. Tra i materiali custoditi ci sono fotografie d’epoca, menù storici e soprattutto i celebri «Libri firme», che dal 1927 raccolgono dediche e testimonianze di personalità provenienti da tutto il mondo.

Le firme illustri

Ad aprire la raccolta fu Ettore Petrolini, seguito negli anni da star e protagonisti della scena internazionale. Tra questi Jimi Hendrix, Walt Disney, Audrey Hepburn e Mary Pickford, che insieme al marito Douglas Fairbanks contribuì a rendere celebre il ristorante negli Stati Uniti, donando le iconiche posate d’oro.

Le Fettuccine Alfredo, simbolo nel mondo

Al centro della storia del locale restano le Fettuccine Alfredo, nate proprio in via della Scrofa e diventate uno dei piatti italiani più conosciuti a livello globale. L’archivio ne custodisce la leggenda e la diffusione internazionale, testimoniando il legame tra tradizione gastronomica e identità culturale.

Un gesto d’amore diventato icona

La storia del ristorante affonda le sue radici nel 1914, quando Alfredo Di Lelio ideò le Fettuccine Alfredo per aiutare la moglie a recuperare le forze dopo il parto. Un piatto semplice, a base di burro e Parmigiano Reggiano, reso unico dalla tecnica della mantecatura: un movimento continuo e preciso capace di trasformare gli ingredienti in una crema avvolgente. Quel gesto, ripetuto ogni giorno davanti ai clienti, si è trasformato in un vero rito gastronomico e ha dato origine alla figura del «mantecatore», custode di una tradizione tramandata nel tempo. Negli anni Venti, grazie anche all’entusiasmo di Douglas Fairbanks e Mary Pickford, il piatto ha conquistato anche gli Stati Uniti, contribuendo alla sua fama internazionale. Oggi questa eredità continua a vivere attraverso il lavoro di Mario Mozzetti, impegnato a valorizzare e diffondere la cultura di uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana.

Un bene da tutelare

Con questo riconoscimento, l’archivio diventa ufficialmente un bene culturale protetto, da conservare e valorizzare per la collettività. «È un traguardo immenso per noi e per la città di Roma», ha dichiarato Mario Mozzetti, presidente e ceo del ristorante, sottolineando come questo riconoscimento confermi il ruolo di Alfredo alla Scrofa non solo come luogo della ristorazione, ma come custode della memoria e dell’eccellenza italiana.

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