
Un pezzo di storia della gastronomia e del costume italiano entra tra i beni tutelati dallo Stato. L’archivio del ristorante Alfredo alla Scrofa è stato dichiarato di interesse storico particolarmente importante dalla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale del Lazio. Il provvedimento, sancito con decreto del 20 marzo 2026, riconosce il valore culturale e documentario di una raccolta che racconta non solo la storia del locale, ma anche quella della società e dello spettacolo del Novecento.
L’archivio rappresenta un vero e proprio viaggio nella storia della Dolce Vita romana e internazionale. Tra i materiali custoditi ci sono fotografie d’epoca, menù storici e soprattutto i celebri «Libri firme», che dal 1927 raccolgono dediche e testimonianze di personalità provenienti da tutto il mondo.
Ad aprire la raccolta fu Ettore Petrolini, seguito negli anni da star e protagonisti della scena internazionale. Tra questi Jimi Hendrix, Walt Disney, Audrey Hepburn e Mary Pickford, che insieme al marito Douglas Fairbanks contribuì a rendere celebre il ristorante negli Stati Uniti, donando le iconiche posate d’oro.
Al centro della storia del locale restano le Fettuccine Alfredo, nate proprio in via della Scrofa e diventate uno dei piatti italiani più conosciuti a livello globale. L’archivio ne custodisce la leggenda e la diffusione internazionale, testimoniando il legame tra tradizione gastronomica e identità culturale.
La storia del ristorante affonda le sue radici nel 1914, quando Alfredo Di Lelio ideò le Fettuccine Alfredo per aiutare la moglie a recuperare le forze dopo il parto. Un piatto semplice, a base di burro e Parmigiano Reggiano, reso unico dalla tecnica della mantecatura: un movimento continuo e preciso capace di trasformare gli ingredienti in una crema avvolgente. Quel gesto, ripetuto ogni giorno davanti ai clienti, si è trasformato in un vero rito gastronomico e ha dato origine alla figura del «mantecatore», custode di una tradizione tramandata nel tempo. Negli anni Venti, grazie anche all’entusiasmo di Douglas Fairbanks e Mary Pickford, il piatto ha conquistato anche gli Stati Uniti, contribuendo alla sua fama internazionale. Oggi questa eredità continua a vivere attraverso il lavoro di Mario Mozzetti, impegnato a valorizzare e diffondere la cultura di uno dei simboli più riconoscibili della cucina italiana.
Con questo riconoscimento, l’archivio diventa ufficialmente un bene culturale protetto, da conservare e valorizzare per la collettività. «È un traguardo immenso per noi e per la città di Roma», ha dichiarato Mario Mozzetti, presidente e ceo del ristorante, sottolineando come questo riconoscimento confermi il ruolo di Alfredo alla Scrofa non solo come luogo della ristorazione, ma come custode della memoria e dell’eccellenza italiana.
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