
«Quando Mark è uscito di casa io ho pulito la sua stanza, c’era tanto sangue a terra. Ho preso lo zaino di Ilaria con i suoi vestiti dentro e ho buttato tutto». È quello che ha detto la madre di Mark Antony Samson nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, davanti ai giudici della terza Corte d’Assise di Roma, nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula.
La donna, che ha già patteggiato una condanna a due anni per concorso nell’occultamento di cadavere, è stata ascoltata per ricostruire le ore successive all’omicidio della giovane, uccisa a coltellate nel marzo del 2025 nell’appartamento del ragazzo in via Homs, nel quartiere Africano.
Nel corso della deposizione la madre dell’imputato ha raccontato il momento in cui si è accorta della presenza del corpo della giovane nella stanza del figlio.
«Quella mattina Mark ha aperto la porta della sua stanza, ho visto che stava piangendo, aveva il volto completamente arrossato e tremava», ha riferito ai giudici. «Ho provato ad abbracciarlo e in quel momento ho visto il corpo di Ilaria a terra, a faccia in giù. Dalla porta si vedevano i piedi».
La donna ha poi spiegato di aver ripulito il pavimento della stanza dopo che il figlio era uscito di casa, ammettendo di aver eliminato alcuni oggetti della vittima.
Davanti alla Corte la testimone ha ricordato anche quanto accaduto la sera precedente all’omicidio. «Mark mi aveva scritto un messaggio chiedendomi di non entrare nella sua stanza», ha raccontato. «Poi aggiunse: “È l’unica cosa che ti chiedo, devo concentrarmi”».
Ilaria Sula, 22 anni, studentessa universitaria originaria di Terni, fu uccisa a coltellate nell’appartamento di Mark Antony Samson al termine di una lite. I due avevano avuto una relazione sentimentale che si era conclusa poco tempo prima.
Secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane colpì la ragazza con diverse coltellate all’interno della sua stanza nell’abitazione di via Homs.
Dopo il delitto, Samson nascose il corpo della giovane in una valigia e lo trasportò fuori dalla capitale. Il cadavere venne poi abbandonato in fondo a un dirupo nel territorio di Capranica Prenestina, alle porte di Roma, dove fu ritrovato alcuni giorni dopo.
Le indagini della polizia scientifica hanno documentato numerose tracce di sangue nella stanza del ragazzo, segni compatibili con un violento accoltellamento. Gli investigatori hanno ricostruito anche i tentativi di ripulire l’ambiente e di cancellare le tracce del delitto.
Mark Antony Samson è imputato per omicidio volontario aggravato davanti alla Corte d’Assise di Roma.
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