Roma, 27 marzo 2026
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Ex Tangenziale Est, i comitati frenano sulla “green line” romana: «Serve un progetto più concreto»

Dopo l’assemblea pubblica, i residenti tornano a chiedere una riqualificazione più concreta dell’area accanto alla stazione Tiburtina. Nel mirino la Tangenziale Verde ispirata alla High Line di New York

di Giacomo ZitoULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 7'
Un render del progetto proposto dai cittadini di circonvallazione Nomentana (altezza via Salento) dell'architetto Pellegrini

Un render del progetto proposto dai cittadini di circonvallazione Nomentana (altezza via Salento) dell'architetto Pellegrini

I comitati della Tiburtina tornano a spingere sulla riqualificazione dell’ex Tangenziale Est, il tratto della nuova circonvallazione creato dopo l’abbattimento della sopraelevata accanto alla stazione Tiburtina. Ma questa volta il punto non è solo chiedere che si intervenga: il nodo è anche come farlo.

Al centro del confronto c’è infatti il progetto della Tangenziale Verde, la proposta firmata dall’architetta Nathalie Grenon – Sartogo Architetti Associati e sostenuta negli anni da associazioni, esperti, università e centri di ricerca. Una visione ambiziosa, ispirata in parte alla High Line di New York, che punta a trasformare l’ex infrastruttura in una lunga dorsale ambientale e civica fatta di orti urbani, giardini condivisi, spazi sportivi, aree per eventi, percorsi ciclabili e pedonali, servizi e forme di gestione partecipata.

Proprio questa impostazione, però, viene guardata con crescente scetticismo dai comitati cittadini, che dopo l’assemblea pubblica di ieri sera tornano a chiedere un progetto più pragmatico. L’incontro, organizzato a largo Boemondo, si è svolto alla presenza dell'assessore capitolino Eugenio Patanè, rappresentanti dell'assessorato all'Urbanistica insieme alle assessore del II municipio Valentina Caracciolo e Paola Rossi.

La Tangenziale Verde: il progetto che guarda alla High Line di New York

La proposta della Tangenziale Verde nasce da un percorso avviato nel 2011 e si presenta come un intervento ampio di trasformazione urbana e ambientale. L’idea è quella di convertire quello che era un asse per la mobilità in una “infrastruttura per l’ambiente”, capace di restituire alla città nuovi spazi verdi e nuove funzioni pubbliche.

Nella visione elaborata attorno al progetto, lungo i circa 2 chilometri dell’area dovrebbero trovare spazio orti, giardini condivisi, un vigneto, un frutteto, aree gioco, impianti sportivi, skatepark, spazi per iniziative pubbliche, un mercato agroalimentare e ortoflorovivaistico, oltre a percorsi sicuri per pedoni e ciclisti e soluzioni pensate anche sul fronte energetico e gestionale.

Il progetto della Tangenziale Verde presentato da Nathalie Grenon – Sartogo Architetti Associati

Il progetto della Tangenziale Verde presentato da Nathalie Grenon – Sartogo Architetti Associati

È un progetto che nel tempo ha raccolto sostegno anche attraverso una petizione da 7.500 firme ed è stato accompagnato da un lavoro multidisciplinare che ha coinvolto atenei, centri di ricerca, associazioni e soggetti civici. Una proposta, quindi, che non nasce come suggestione isolata, ma come visione strutturata di rigenerazione urbana.

I comitati: «Non siamo contrari alla riqualificazione, ma serve un progetto realistico»

È proprio su questo terreno che i comitati chiedono ora di abbassare l’ambizione e riportare la discussione su un piano più concreto. La loro posizione non è contraria alla riqualificazione dell’area, ma contesta l’idea di una trasformazione troppo complessa, costosa e difficile da gestire.

A dirlo è Lorenzo Mancuso, referente del Comitato Cittadini Stazione Tiburtina, che rivendica il lungo lavoro portato avanti sul quadrante. «Noi ci occupiamo di tangenziale da ormai vent’anni, siamo quelli che hanno pressato per l’abbattimento della sopraelevata dal 2003 a oggi», spiega. E aggiunge che la partecipazione all’assemblea conferma quanto il tema continui a essere sentito: «La sala era strapiena, la gente non è riuscita a venire, non ce l’aspettavamo».

Il giudizio sul progetto Grenon resta netto. «A noi non è mai piaciuto, perché è un progetto comunque troppo di fantasia», osserva Mancuso. La critica non riguarda tanto l’ispirazione quanto la fattibilità concreta. «Se ci scrivi un libro va bene, se lo vuoi fare in realtà è un po’ complicato», sintetizza.

Secondo il comitato, alcuni punti della Tangenziale Verde finiscono per spostare troppo in avanti l’asticella dell’intervento, sia sul piano economico sia su quello gestionale. Tra le obiezioni più forti c’è il tema della manutenzione del verde e delle attrezzature previste, ma anche la contrarietà a sacrificare alcune funzioni considerate essenziali per il quadrante.

Il nodo del capolinea Atac e della mobilità pubblica

Uno dei punti più contestati dai residenti riguarda l’ipotesi di intervenire sul capolinea Atac davanti alla stazione Tiburtina, che in una delle visioni contestate lascerebbe spazio a una grande cascata o fontana.

Per Mancuso, sarebbe una scelta sbagliata nel merito e nel metodo. «Nel 2026 si può pensare di mettere in secondo grado il trasporto urbano? Il capolinea Atac è un servizio importante per il viaggiatore», afferma. Il ragionamento dei comitati è che in un nodo come Tiburtina, già oggi centrale per gli spostamenti urbani e metropolitani, il trasporto pubblico non vada ridotto ma semmai rafforzato.

Il render del tratto di circonvallazione tra via Salento e piazza Tommasini nel progetto dell'architetto Pellegrini

Su questo punto, secondo quanto riferito dal referente del comitato, l’assessore Patanè avrebbe rassicurato i presenti, chiarendo di non voler fare passi indietro sul ruolo del trasporto pubblico nell’area.

La proposta dei cittadini: meno asfalto, più verde, ma senza stravolgere tutto

Accanto alle critiche, i comitati hanno portato anche una proposta alternativa, che definiscono più semplice e immediatamente praticabile. Il progetto, già illustrato in passato anche in commissione Mobilità, parte da un principio preciso: depavimentare l’esistente senza stravolgere l’impianto complessivo.

«Il nostro è semplicemente una depavimentazione di ciò che c’è, lasciando tutto fondamentalmente alla stessa quota», spiega Mancuso. L’idea è di ridurre l’attuale sezione stradale e usare gli spazi recuperati per funzioni più utili al quartiere. «Oggi sono cinque corsie, ne servono due, quindi se ne lasciano due, si fanno parcheggi da entrambi i lati, una pista ciclabile e pedonale verde nell’altra parte».

Nella lettura dei comitati, questa soluzione avrebbe il vantaggio di non essere ideologica. «Non è un progetto integralista, non è né tutto verde né tutto strada, è un progetto via di mezzo, di buon senso», dice Mancuso. L’obiettivo, quindi, non è opporsi a qualsiasi trasformazione, ma evitare che l’area venga caricata di aspettative e funzioni che rischiano di rallentarne o comprometterne la realizzazione.

L’assemblea con il Campidoglio e l’apertura a un confronto tecnico

Dall’assemblea di ieri, secondo i promotori, sarebbe comunque emersa una disponibilità degli assessorati a raccogliere proposte provenienti dai cittadini e dal territorio.

Mancuso riferisce che tanto l’assessorato alla Mobilità quanto quello all’Urbanistica hanno dato disponibilità a valutare i contributi presentati, pur chiarendo che il progetto definitivo sarà comunque sviluppato da Roma Capitale. Una linea che il comitato considera positiva, anche perché consente di entrare nella discussione senza pretendere che venga recepita in modo automatico una proposta esterna.

L'assessore Patané durante il suo intervento all'assemblea pubblica (Comitato Cittadini Stazione Tiburtina - Facebook)

Su questo insiste anche Valentina Caracciolo, assessora alle Attività produttive, Mobilità e Turismo del III municipio, che ricorda il lavoro svolto negli anni dai comitati Rinascita Tiburtina e Cittadini Stazione Tiburtina, protagonisti anche della battaglia per la demolizione della sopraelevata.

Secondo Caracciolo, la proposta dei residenti punta a valorizzare soprattutto le corsie laterali della circonvallazione Nomentana come spazi da restituire alla cittadinanza, con arredo urbano, verde, panchine, servizi e anche il possibile riuso di alcuni sottopassi oggi non più necessari agli attraversamenti.

Per questo, spiega, l’indicazione emersa dall’assemblea è stata quella di formalizzare il progetto anche a Roma Capitale, oltre che al municipio, così da consentire ai tecnici di esaminarlo e valutarlo al pari delle altre ipotesi sul tavolo.

Il tema Pietralata entra nel dibattito

Nel corso della serata la discussione si è allargata anche alla questione dello stadio a Pietralata, finendo per toccare il tema più ampio della mobilità del quadrante. Un passaggio che, a quanto riferito dai presenti, ha in parte spostato il focus dell’assemblea.

Anche su questo fronte Mancuso sceglie una linea prudente. «Non siamo gli integralisti del No come non siamo gli integralisti del Sì, aspettiamo di vedere il progetto», dice. La posizione del comitato è che senza un progetto pubblico definitivo sia difficile misurare gli impatti reali sul lato di piazza Bologna e della stazione Tiburtina.

Allo stesso tempo, il referente del comitato non esclude ricadute positive se l’intervento sarà ben costruito, soprattutto sul piano dei collegamenti, dei servizi e della riqualificazione di un’area oggi percepita come fragile. «Se fatto bene può essere sicuramente una cosa positiva», osserva.

Anche Caracciolo richiama il legame tra il futuro dell’ex Tangenziale Est e la mobilità del quadrante di Pietralata. Nella sua lettura, la proposta dei comitati si inserisce dentro una logica di mobilità sostenibile, in un’area che già oggi rappresenta un nodo strategico per la città grazie alla presenza della stazione Tiburtina, della metropolitana, del capolinea Atac e della stazione Tibus.

I prossimi passaggi

Per i comitati, il prossimo obiettivo è accompagnare formalmente la proposta negli uffici competenti e chiedere ulteriori momenti di confronto con l’amministrazione.

Mancuso rivendica anche il percorso già compiuto negli anni sul piano urbanistico e civico, ricordando il progetto presentato durante la giunta Raggi con migliaia di firme. «Non siamo i cittadini semplici, siamo gente che ha fatto un percorso, quindi possiamo anche dare il nostro contributo», afferma.

La partita sull’ex Tangenziale Est resta quindi aperta. Sul tavolo ci sono due approcci diversi: da una parte una visione ampia e simbolica come quella della Tangenziale Verde, dall’altra la richiesta dei comitati di una riqualificazione più sobria, più rapida e più aderente alle funzioni reali del quadrante Tiburtina. Il confronto, dopo l’assemblea di ieri, sembra destinato a entrare ora in una fase più tecnica e politica.

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