
L'Avana (2022)
«Quando siamo arrivati nella notte era tutto buio, i blackout sono frequenti», racconta Gianluca Peciola dall’Avana. Abbiamo raggiunto al telefono l’attivista, responsabile Diritti umani di Sinistra italiana, partito da Fiumicino il 17 marzo insieme ad una delegazione di circa 50 realtà sociali e politiche per l’«European Convoy for Cuba». Rompere il silenzio internazionale e costruire una rete di solidarietà capace di sostenere concretamente la popolazione cubana è uno degli obiettivi della missione.
«Questa mattina (18 marzo, ndr) c’è stata la prima riunione della delegazione», ha esordito Peciola.
Cosa avete deciso?
«Andremo a incontrare le strutture sanitarie sul territorio per vedere come Cuba reagisce all’embargo e alla situazione economica attuale. Poi siamo stati alla casa de la Amistad dove abbiamo ascoltato tante testimonianze sulla situazione a Cuba, la voce ufficiale del Vice ministro della Sanità e quella calda e senza veli di Aleida Guevara che ha parlato del grave indebolimento del sistema di cura del Paese e ancora del coraggio dei medici».
Poi, che programmi avete?
«Andremo nel luogo in cui sono arrivati i farmaci, ne abbiamo portati circa 20 tonnellate».

Da tutta l’Italia?
«Sì, da tutta l’Italia e in realtà anche da altre parti del mondo. Il 20 marzo arriverà il resto della delegazione internazionale, sia tramite aerei che con diverse navi.
Perché la missione si è concentrata soprattutto sul rifornimento di medicinali?
«La crisi energetica e l’embargo incidono fortemente sull’approvvigionamento energetico, con conseguenze sulla produzione ma anche sulle strutture sociali e sanitarie dell’isola. Ecco perché andremo a visitare cinque strutture sanitarie. Ogni partecipante alla missione ha portato due pacchi di farmaci: in particolare medicine difficili da reperire a livello locale: farmaci oncologici e per terapie delicate
Sono previsti incontri istituzionali?
«Incontreremo il ministro dell’Energia perché un altro obiettivo della missione è sostenere l’autosufficienza di Cuba. Poi andremo nelle strutture sanitarie coinvolte nella produzione di vaccini e in un ospedale oncologico, tra i più colpiti dagli effetti del blocco. E, ovviamente, incontreremo il popolo cubano.
Rimarrete all’Avana?
Sì, principalmente all’Avana. Gli spostamenti dipendono molto dalla situazione energetica dell’isola: eventuali blackout possono cambiare i programmi.
Come è composta la delegazione partita da Fiumicino?
«Ci sono più di 50 associazioni della società civile, organizzazioni sindacali e realtà politiche, tra cui esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione comunista, Potere al popolo, Cobas, GKN, Fiom, Cobas, altre organizzazioni legate anche al settore energetico, giornalisti. La presenza della società civile è molto ampia»

A destra Gianluca Peciola, a sinistra Mimmo Lucano
Qual è l’obiettivo della missione?
«L’obiettivo è portare solidarietà concreta e cercare di forzare il blocco economico, ma anche attirare l’attenzione internazionale su ciò che sta accadendo al popolo cubano. Si tratta di denunciare un ricatto: "o si accettano determinate logiche economiche, oppure si subiscono conseguenze pesanti". Noi rifiutiamo questa logica e vogliamo evidenziarne gli effetti, cioè isolamento e impoverimento.
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