
L’opposizione al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo l’attacco militare in Venezuela, si fa sentire anche a Roma dove è stata organizzata una mobilitazione in piazza Barberini. L’appuntamento è per lunedì 5 gennaio alle 17.30.
«Condanniamo con fermezza l'estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati e l'ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall'attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela», scrivono gli organizzatori invitando la cittadinanza e le associazioni a partecipare.
«Ancora una volta prevalgono la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche, facendo carta straccia del diritto internazionale come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra a oggi», aggiungono i promotori della manifestazione tra cui il comitato provinciale di Roma dell’Anpi, la Cgil Roma e Lazio, Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete #No Bavaglio, Sbilanciamoci e Stop Rearm Europe Italia.
«Di fronte a questa aggressione - proseguono - dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermarla e per affermare la cultura della pace e il ripristino del diritto internazionale».
La manifestazione è stata organizzata come risposta all’attacco militare avvenuto intorno alle 2 della notte scorsa quando in Italia erano le prime ore del mattino del 3 gennaio. Aerei americani a bassa quota hanno sorvolato Caracas mentre si sono udite svariate esplosioni e il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e sua moglie sono stati catturati dalle forze speciali Usa.
Intanto a Roma è in corso un primo momento di dissenso: «Abbiamo ottenuto l'autorizzazione della questura per un presidio da tenere oggi, sotto l'ambasciata Usa, dalle 17 alle 18.30, in via Bissolati angolo via San Nicola da Tolentino», ha annunciato nel pomeriggio Rifondazione Comunista.
Critiche all’operazione Usa anche da parte di Sinistra civica ecologista:
«Quando uno Stato usa il pretesto della “sicurezza” per intervenire oltre i propri confini, non difende la pace: la minaccia», scrive il gruppo politico romano. «Le azioni degli Stati Uniti di Trump in Venezuela aprono una ferita profonda sulla sovranità democratica e sull’uso della forza come strumento politico», si legge in una nota diffusa sui social.
«A Caracas è in corso un atto di imperialismo allo stato puro e ciò che avanza è un ordine mondiale sempre più fragile, in cui il diritto viene piegato al primato della potenza e delle armi: lo vediamo anche in Ucraina e a Gaza: risposte esclusivamente militari che producono nuovi conflitti, nuova sofferenza, nuova ingiustizia», conclude la nota di Sce.
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