
Un detenuto italiano di 52 anni si è tolto la vita questa mattina nella Casa Circondariale di Frosinone. È il secondo suicidio in un istituto penitenziario del Lazio dall’inizio dell’anno, mentre a livello nazionale il bilancio delle morti in carcere è già drammatico: 13 detenuti e un operatore penitenziario in appena 50 giorni.
La struttura, già in condizioni critiche, ospita attualmente circa 60 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. A questo si aggiunge una grave carenza di personale nella provincia: secondo i dati aggiornati al 9 febbraio, mancano all’appello ben 119 agenti della polizia penitenziaria, di cui 77 solo nella casa circondariale del capoluogo ciociaro.
A denunciare la situazione è Massimo Costantino, segretario generale della Fns Cisl Lazio, che sottolinea l’urgenza di interventi strutturali e di un rafforzamento degli organici per fronteggiare la crisi.
Anche la Uilpa polizia penitenziaria, attraverso il segretario generale Gennarino De Fazio, lancia un allarme: «Le prigioni italiane sono abbandonate a sé stesse, con oltre 16mila detenuti in più rispetto ai posti disponibili e più di 18mila unità mancanti tra gli agenti. Gli operatori della polizia penitenziaria lavorano in condizioni disumane, spesso aggrediti e sottoposti a procedimenti disciplinari e penali».
De Fazio attacca il Governo, accusandolo di concentrare l’attenzione sul progetto delle carceri in Albania, mentre le prigioni italiane restano nel caos: «Le criticità strutturali, la mancanza di assistenza sanitaria e l’assenza di una vera riforma del sistema penitenziario stanno portando il sistema al collasso». Di fronte a questa emergenza, i sindacati chiedono misure deflattive per ridurre il sovraffollamento e un piano straordinario di assunzioni nel Corpo di polizia penitenziaria, per garantire maggiore sicurezza e condizioni di lavoro dignitose.
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