Roma, 9 gennaio 2026
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Stadio della Roma, nessuna sentenza ma entrano le trivelle: arriva la querela dai cittadini

Il comune accelera ma sulle aree sgomberate, come sottolineano anche i comitati dei cittadini contrari allo stadio, ci sono ancora procedimenti giudiziari in corso

di Anita ArmeniseULTIMO AGGIORNAMENTO 1 anni fa - TEMPO DI LETTURA 2'

Lunedì 21 ottobre i macchinari e gli operai incaricati di concludere i rilievi geologici sui terreni dove sorgerà il nuovo stadio della Roma hanno fatto il loro ingresso nelle aree di Pietralata di via degli Aromi, liberate con lo sgombero forzato il 7 agosto scorso. Il comune accelera ma sulle aree sgomberate, come sottolineano anche i comitati dei cittadini contrari allo stadio, ci sono ancora procedimenti giudiziari in corso.

Dopo la forzatura di lunedì mattina, i residenti hanno presentato una denuncia ai carabinieri per usurpazione, turbativa violenta del possesso e inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità. Questo perchè esiste una sentenza del tribunale civile che ha riconosciuto il possesso da parte dei residenti e ha decretato come un atto di molestia possessoria l'attività svolta dall'amministrazione capitolina.

Stadio della Roma, la battaglia legale

Infatti è ancora aperta la battaglia legale dei residenti e dei comitati di Pietralata che si oppongono al nuovo stadio della Roma. Nonostante la vicenda giudiziaria su quelle aree ancora non sia chiusa, poiché non esiste una sentenza nel merito, il Comune di Roma lo scorso 7 agosto ha proceduto a sgomberare la zona.

«L'ordinanza pronunciata oggi dal tribunale civile, in merito ad un ricorso presentato relativamente a terreni a Pietralata interessati alla realizzazione dello stadio della Roma, ha natura cautelare e si riferisce esclusivamente alla tutela del possesso dell'area da parte dei ricorrenti, senza minimamente esprimersi sulla questione della proprietà e lasciando del tutto impregiudicata ogni ulteriore azione da parte di Roma Capitale», era stata la difesa del Campidoglio.

Il Consiglio di Stato (il tribunale d'appello della giustizia amministrativa) che ha respinto il ricorso per la sospensione cautelare del provvedimento di sgombero, aveva affermato di non poter accogliere la sospensiva, perché di fatto gli sgomberi erano già avvenuti, e ha giudicato la vicenda molto complessa, quindi meritevole di «un adeguato approfondimento in sede di merito in primo grado», si legge nell'ordinanza del 3 settembre. «Si chiede la sospensiva, ma quando il Tar non la concede, non è automatico fare quello che ti pare», avevano rivendicato i comitati a La Capitale.

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