
Passeggiando tra le strade più frequentate di Roma - da Testaccio a San Lorenzo, passando per Ostiense e i bagni dei locali universitari - in questi giorni è impossibile non notare dei volantini provocatori. Frasi come «Guardate Francesca quanto è stata brava l’altra notte» o «Ora tutti vedranno i tuoi video» campeggiano accanto a un Qr code. Chi lo scansiona non trova immagini intime, ma uno specchio, un'accusa diretta: «Se guardi, sei complice».
«Sei complice» è il progetto ideato da cinque studentesse dello Ied di Roma per parlare, senza filtri, di revenge porn e cultura della complicità. Pamela, una delle fondatrici del progetto racconta a La Capitale: «Abbiamo scelto questo tema perché una di noi ha vissuto in prima persona l’esperienza del revenge porn. L’università ci ha dato la possibilità di creare un progetto libero e abbiamo voluto puntare su ciò che sentiamo più vicino».

Volantini con Qr code (La Capitale)
Non si tratta solo di un progetto accademico, ma di un gesto necessario. Clara, un’altra autrice dell'iniziativa, aggiunge: «Dopo aver scelto il tema, abbiamo studiato dati, report, libri. Abbiamo scoperto che in Italia si contano cinque milioni di vittime di revenge porn. E ben 14 milioni di persone hanno visualizzato contenuti intimi senza consenso». Numeri impressionanti, aggravati da un altro dato: l'84 percento degli spettatori ha anche condiviso quei materiali. «Spesso con la convinzione che fosse ormai normale, come se la persona ritratta non avesse più diritto alla propria dignità» spiegano. «Come se fosse stata spogliata della propria anima e ridotta a un oggetto».
Di fronte a questa realtà le studentesse hanno deciso di agire, invadere Roma con messaggi ambigui e Qr code. «Volevamo lanciare un messaggio provocatorio - raccontano -, sapevamo che sarebbe stato di grande impatto».
E l'impatto c'è stato, ma non sempre nella direzione sperata. «Abbiamo visto moltissime persone passare, scannerizzare, osservare. Pochissimi però hanno avuto il coraggio di strappare via i volantini. La maggior parte è rimasta indifferente, come se quel messaggio non li riguardasse».

Le fondatrici del progetto «Sei complice»
Il vero obiettivo di «Sei complice» è combattere proprio questa indifferenza. «Vogliamo educare a una cultura del rispetto, per impedire che i carnefici trovino terreno fertile. Per impedire che la violazione dell'intimità venga normalizzata». Un progetto nato dal dolore personale, che vuole trasformarsi in consapevolezza collettiva. Perché, ricordano le autrici, «Chi guarda è complice».
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