Roma, 1 aprile 2026
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Radicali e onlyfanser in presidio al ministero delle Imprese contro la «tassa etica»: «Discrimina e penalizza il made in Italy»

Questa mattina Radicali italiani e Più Europa davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy contro la «tassa etica». Le dichiarazioni e il contesto della proposta di legge

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 3 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Radicali, con Valentina Nappi e Luiza Munteanu, con lo striscione «Stop tassa etica»

Radicali, con Valentina Nappi e Luiza Munteanu, con lo striscione «Stop tassa etica»

Si è svolto questa mattina, 1° aprile, il sit-in e punto stampa promosso da Radicali italiani e Più Europa davanti al Ministero del Made in Italy, insieme alle onlyfanser, lavoratrici del settore dei contenuti per adulti, «per chiedere al Governo di abolire al più presto la “tassa etica”, che comporta un 25% di tasse in più per i lavoratori e le lavoratrici italiane del settore dei contenuti per adulti» sottolineano Debora Striani e Irene Zambon, coordinatrici della campagna Stop tassa etica e membri della direzione di Radicali italiani e Più Europa. Al presidio ha preso parte anche Matteo Hallissey, presidente di Più Europa e Radicali italiani.

«Misura discriminatoria e dannosa per il made in Italy»

Nel corso dell’iniziativa, le promotrici hanno ribadito le criticità della norma: «È inaccettabile una tassa di questo tipo, che non solo discrimina un'intera categoria di lavoratori legali ma va anche a penalizzare i contenuti Made in Italy rispetto ai prodotti esteri, incentivando il trasferimento della produzione italiana all’estero a danno delle casse dello Stato».

Al centro delle critiche anche i principi fiscali: «Non è ammissibile che uno Stato laico calpesti in questo modo il principio di progressività e neutralità della tassazione, riservando a questa categoria un trattamento fiscale punitivo fondato su valutazioni morali anziché su criteri oggettivi e di equità fiscale sanciti dalla Costituzione».

Cos’è la «tassa etica» e perché è contestata

La cosiddetta «tassa etica» è un’addizionale del 25 per cento su Irpef e Ires applicata ai redditi derivanti dal settore pornografico. Introdotta con la finanziaria 2006, è tornata al centro del dibattito anche per l’estensione ai contenuti digitali su piattaforme come Onlyfans.

Secondo i promotori dell’abolizione, si tratta di una misura basata su un giudizio morale e non sulla capacità contributiva, con possibili profili di incostituzionalità legati alla disparità di trattamento e alla libertà economica.

Il precedente di gennaio e la proposta di legge

L’iniziativa di oggi si inserisce in un percorso già avviato. A fine gennaio era stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abrogazione della norma, con un convegno al Senato e la partecipazione di esponenti politici e del settore.

In quell’occasione erano stati evidenziati gli effetti della misura, tra cui il rischio di delocalizzazione e l’impatto sulla libertà di espressione.

L’obiettivo dichiarato della campagna resta quello di eliminare una tassa considerata «punitiva» e ristabilire un sistema fiscale definito dai promotori «equo, neutrale e coerente con la Costituzione».

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