
In poco più di una settimana, il questionario anonimo diffuso dal collettivo Marielle all'Università di Roma Tre ha raccolto oltre 200 segnalazioni di molestie e discriminazioni.
Quello che è emerso è che nelle aule dell'ateneo si verificherebbero episodi di mobbing, violenze psicologiche e abusi che coinvolgerebbero studenti e studentesse, docenti e personale universitario. Le molestie, sempre secondo il collettivo, sarebbero perpetrate da professori, tutor o colleghi e rappresenterebbero un problema diffuso, ma spesso taciuto.
Il collettivo Marielle sottolinea che, a differenza di altri atenei italiani, Roma Tre non si è ancora dotata di un codice anti-molestie, lasciando così le vittime senza strumenti chiari di tutela.
«Come collettivo Marielle sono anni che denunciamo l’assenza pesantissima di uno strumento fondamentale come un vero e proprio codice anti-molestie» affermano. «Attraverso il lavoro con il Cav (Centro anti-violenza) Sara di Pietrantonio, ci siamo resi conto che la sua adozione è ancora più urgente di quanto pensassimo».

Secondo il collettivo, le molestie sarebbero una realtà diffusa nell’ateneo, anche se spesso rimarrebbero sommerse. «È diritto delle persone che frequentano Roma Tre avere uno strumento di tutela contro le molestie in università, come accade in tantissimi atenei italiani, e non è possibile che Roma Tre ne sia sprovvista».
Dal collettivo affermano che, nel 2023, un report realizzato con l’Osservatorio Feminist Watch sulla cultura dello stupro e del consenso aveva evidenziato che 23 atenei in Italia non hanno un codice anti-molestie, tra cui proprio Roma Tre. Il documento, riferiscono, era stato condiviso con gli organi universitari, ma non avrebbe portato a nessuna azione concreta.
Per questo motivo, spiegano, si è deciso di portare avanti un lavoro dal basso, basato su pratiche di autoformazione e confronto con altre università che hanno già adottato regolamenti anti-molestie, come Bologna.
Secondo Marielle, il codice etico attualmente in vigore a Roma Tre non sarebbe sufficiente a garantire protezione contro le molestie. «Il codice etico esprime una generica condanna degli abusi, del mobbing e delle molestie, ma non prevede un iter chiaro per chi subisce violenza» affermano.
Il collettivo sostiene che l’organo preposto al controllo del codice etico, la Commissione Etica di Ateneo, non sarebbe contattabile dagli studenti e non prevederebbe un piano d’azione in caso di violazioni. «In caso di molestie, l’unica opzione è comunicarlo al Cav, che però può solo segnalare l’accaduto senza poter garantire un intervento concreto».
Un altro aspetto evidenziato riguarda la figura della consigliera di fiducia, che in altri atenei dotati di codici anti-molestie ha un ruolo centrale nella gestione delle segnalazioni. A Roma Tre, riferiscono dal collettivo, esiste una consigliera di fiducia, ma manca un regolamento specifico che definisca chiaramente le procedure di intervento.
Il problema è aggravato dal fatto che spesso le consigliere di fiducia sono interne all’ateneo e quindi condizionate dalle gerarchie universitarie, rendendo difficile garantire un’azione del tutto indipendente.
Gli attivisti sostengono che questa mancanza di regolamentazione favorisca la normalizzazione delle molestie e la loro impunità, come dimostrerebbero le numerose segnalazioni raccolte.
Per denunciare questa situazione, il collettivo Marielle ha lanciato la campagna Car3, avviando un questionario anonimo per raccogliere testimonianze sulle molestie in università.
Secondo quanto riferito, il sondaggio, ha fatto emergere numeri allarmanti: in appena una settimana sono state raccolte 200 segnalazioni di episodi di molestie e discriminazioni.
I membri del collettivo spiegano che il questionario, compilabile in forma anonima, permette di segnalare episodi di violenza fisica, psicologica, economica, sessuale e digitale, oltre a casi di omolesbobitransfobia e abusi di potere. «Attraverso questo strumento vogliamo raccogliere dati per delineare un profilo puntuale ed esatto di come agisce la violenza nella nostra università».
Secondo Marielle, dopo anni di richieste rimaste inascoltate, è necessario un impegno concreto da parte dell’ateneo. «Non è accettabile che Roma Tre resti indietro rispetto ad altri atenei italiani. Vogliamo un codice chiaro, trasparente e accessibile, che protegga le persone da molestie e violenze».
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