Roma, 17 gennaio 2026
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Manifestazione Iran, al Campidoglio anche Schlein e Gualtieri a sostegno del popolo iraniano

Campo largo unito in piazza anche sul tema iraniano. Tensioni tra monarchici nostalgici di Pahlavi e il movimento ‘Donna Vita Libertà’.

di Leonardo Campara ULTIMO AGGIORNAMENTO 2 ore fa - TEMPO DI LETTURA 2'

Nel cuore di Roma, dal colle capitolino che ha risposto presente per primo, si è levata una voce collettiva che chiede libertà, diritti e fine della violenza. In piazza del Campidoglio circa mille persone si sono ritrovate per esprimere solidarietà al popolo iraniano, oggi al centro di una violenta e silenziata repressione del regime dell’Ayatollah Khamenei. Un presidio partecipato, fatto di esuli, attivisti e cittadini italiani, uniti dalla richiesta che il mondo non distolga lo sguardo.

Dal Campidoglio alla Marcia dei Radicali

La mobilitazione al Campidoglio, promossa da Amnesty International insieme alla rete Women Life Freedom for Peace and Justice, ha visto l’adesione di diverse associazioni e forze politiche, tra cui un campo largo ancora un volta unito su una questione internazionale. Schlein, Conte, Fratoianni, Magi hanno presenziato tra bandiere della pace e cartelli con un messaggio chiaro: denunciare le violazioni dei diritti umani e chiedere che venga ripristinato l’accesso a Internet, strumento fondamentale per documentare quanto accade e per impedire che la repressione resti nascosta.

Molti manifestanti hanno portato in piazza i volti delle vittime e slogan diretti contro l’oscuramento digitale imposto dalle autorità iraniane. L’interruzione delle comunicazioni, hanno sottolineato gli attivisti, non è solo una misura tecnica ma una strategia politica per isolare la popolazione e spegnere la protesta.

Gualtieri: «Al fianco della comunità iraniana. Sono eroi»

Alla manifestazione ha preso parte anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che ha voluto testimoniare la vicinanza istituzionale della città. Dal palco, diversi interventi hanno insistito sulla necessità che la comunità internazionale difenda lo Stato di diritto e si opponga a ogni forma di fanatismo e teocrazia, ribadendo che nessuno dovrebbe rischiare la vita per la propria identità o per chi ama.

Nonostante la condanna unanime della repressione, dalla piazza è emersa anche una posizione netta contro possibili interventi militari esterni. L’ipotesi di un’azione armata da parte degli Stati Uniti, evocata in questi mesi sotto la presidenza di Donald Trump, è stata accolta con forte scetticismo. Molti manifestanti hanno ribadito che la libertà dell’Iran deve nascere dalla volontà del suo popolo, senza ingerenze di governi stranieri, siano essi americani o israeliani.

La giornata romana si è chiusa senza incidenti, nonostante delle tensioni interne tra i nostalgici di Reza Pahlavi e esuli iraniani e ma con un impegno rinnovato: continuare a parlare, informare e mobilitarsi. Perché, come hanno ricordato più volte dal palco, il silenzio è il primo alleato di chi reprime, e rompere quel silenzio è già una forma di resistenza.


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