
Non era laureato e non era nemmeno prossimo a diventarlo. Dopo cinque anni di iscrizione alla facoltà di Architettura de La Sapienza, il percorso universitario di Mark Antony Samson, 23 anni, era fermo e distante dal piano di studi previsto. È questa un’altra delle bugie attribuite al giovane, reo confesso dell’omicidio di Ilaria Sula, 22 anni. Una menzogna che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere collegata al movente dell’omicidio.
La Squadra Mobile di Roma ha acquisito in queste ore tutta la documentazione universitaria di Samson: iscrizioni, corsi frequentati e lista degli esami sostenuti. Durante l’interrogatorio di garanzia, Samson ha ammesso di aver avuto difficoltà con gli studi: «Ilaria mi chiedeva degli esami e questo per me era un problema, un trauma. Fin dalle elementari ho l’ansia da prestazione con i miei genitori», ha dichiarato.
Intanto ieri la Scientifica è tornata per la quarta volta nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano, dove Samson viveva con i genitori. Gli accertamenti si sono concentrati soprattutto sulla cantina del condominio, il luogo dove il corpo di Ilaria sarebbe stato nascosto per un periodo ancora da chiarire. Secondo Samson, l’omicidio è avvenuto il 26 marzo intorno alle 11 del mattino, ma gli investigatori ritengono più probabile che la ragazza sia stata uccisa la sera del 25 marzo.
Gli agenti hanno cercato ulteriori tracce ematiche, nonostante le operazioni di pulizia approfondita eseguite anche dalla madre del ragazzo, Nosr Mazlapan, indagata per concorso nell’occultamento di cadavere.
Restano dubbi sulla dinamica dell’aggressione. Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, stanno verificando anche il ruolo di due amici di Samson,già identificati dalla polizia il primo aprile. I due erano in compagnia dell’assassino nella zona Tuscolana, nei pressi della stessa cella telefonica agganciata dal telefono di Ilaria. Non risultano indagati, ma sono in corso accertamenti per chiarire se abbiano partecipato a tentativi di depistaggio dopo l’omicidio.
Sotto osservazione anche il tentativo di Samson di costruirsi un alibi attraverso la cosiddetta «ragazza dei cornetti», un’amica che avrebbe indicato come compagnia nei giorni in cui Ilaria è stata uccisa. Dopo il delitto, Samson avrebbe continuato a chattare con altre giovani per coprire i suoi spostamenti.
«Mark è molto provato e scosso», ha dichiarato l’avvocato Fabrizio Gallo, uno dei suoi difensori, dopo averlo incontrato in carcere. «La prima cosa che mi ha detto - aggiunge il legale - è che vorrebbe inviare una lettera di scuse alla famiglia Sula, e che anche sua madre vorrebbe scusarsi».
Gallo ha precisato di aver posto una condizione chiara al suo assistito: «Gli ho detto che, affinché io non rinunci all'incarico, deve dire tutta la verità e prendere piena coscienza di quanto ha fatto».
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