
Il Mercato Trionfale, nel cuore di Roma, è un microcosmo pulsante di storie, tradizioni e quotidianità. Situato in via Andrea Doria, questo mercato coperto ospita banchi di ogni genere, dalla frutta fresca al pesce, dai prodotti caseari ai salumi. Ma ciò che lo rende unico sono le persone che ci lavorano, custodi di una cultura fatta di sacrificio, passione e rapporto umano.
«La sveglia suona alle 2 meno un quarto», racconta Alessandro, uno dei tanti che ogni mattina si alza prima dell’alba per preparare la giornata. «A quell’ora non c’è traffico, e pure i parcheggi si trovano facilmente», ironizza. La sua giornata comincia con la scrittura degli ordini per ristoranti e alberghi, seguita dalla preparazione dei banchi e dallo scarico delle merci fresche. «Alle 2 di pomeriggio stacco, ma a casa mi aspetta il lavoro più faticoso: tre figli» dice con un sorriso stanco ma soddisfatto.
Il Mercato è anche un simbolo di continuità familiare. Roberta gestisce il banco di frutta secca «L’isola delle spezie», una presenza storica che risale ai primi del novecento. «Siamo un’attività familiare: mia madre, mio padre, io e le mie sorelle», racconta. «Durante le feste lavoriamo di più, ma ormai i nostri prodotti si vendono tutto l’anno, soprattutto grazie all’attenzione crescente verso un’alimentazione sana».

Roberta, banco della frutta secca (La Capitale)
Nonostante il fascino intramontabile del mercato, molti lavoratori sottolineano le difficoltà legate alla modernità. «Con l’apertura di tanti supermercati e minimarket, il flusso di gente è calato», spiega un venditore. «Una volta avevamo i banchi per strada, lungo via Andrea Doria, ma negli anni ottanta ci hanno spostato in una struttura chiusa. L’idea era buona, ma oggi i parcheggi promessi vengono usati per scopi diversi, e molti clienti si scoraggiano».
Uno degli aspetti più affascinanti del mercato è il rapporto diretto con i clienti. «Al mercato si può ancora barattare», dice un venditore con orgoglio. «È questa la bellezza: il contatto umano, il dialogo. Non è solo una questione di prezzi, ma anche di fiducia». Tuttavia, c’è sempre un pò di competizione: «Il dio denaro regna sovrano, ma ognuno fa il suo e va avanti».
Per molti lavoratori, il mercato è più di un luogo di lavoro: è una comunità. «Lavorare qui è diverso da qualsiasi altro posto», dice Vittoria da dietro il banco del pane. «Non ci si annoia mai. Tra colleghi e clienti c’è sempre movimento, è un lavoro dinamico». Ogni banco racconta una storia, come quella di una famiglia terremotata dell’Aquila che nel 2009 ha trovato nel Mercato Trionfale una nuova opportunità. «Abbiamo iniziato con poco, ma i clienti hanno apprezzato la qualità dei nostri prodotti e piano piano le cose sono migliorate».

Vittoria, banco del pane (La Capitale)
Nonostante le difficoltà, il Mercato Trionfale rimane un simbolo di autenticità e tradizione. I lavoratori si adattano ai cambiamenti, ma non dimenticano le radici di questa realtà unica. «Il mercato non è solo commercio - conclude Stefano il calzolaio - è uno stile di vita. Qui, ogni giorno, dimostriamo che i romani sanno ancora far vedere cosa significa lavorare con passione».

Stefano, il calzolaio (La Capitale)
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