Roma, 24 marzo 2026
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«Addio, Maestro»: la Fondazione Musica per Roma saluta Gino Paoli

La scomparsa del cantautore a 91 anni. Il ricordo dell’istituzione culturale romana, che ne sottolinea il legame con l’Auditorium Parco della Musica e con il pubblico della Capitale

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 3 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Gino Paoli e Danilo Rea (Fondazione Musica per Roma)

Gino Paoli e Danilo Rea (Fondazione Musica per Roma)

La morte di Gino Paoli, scomparso a Genova a 91 anni, viene salutata a Roma con il ricordo della Fondazione Musica per Roma, che sceglie parole nette e affettuose per uno degli artisti più legati al palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.

La Fondazione lo definisce «una delle voci più autentiche e profonde della canzone italiana», un artista che ha saputo attraversare generazioni «con la forza delle sue parole e delle sue melodie senza tempo».

Il saluto della Fondazione Musica per Roma

Nel messaggio diffuso dopo la notizia della scomparsa, il cuore del ricordo è tutto nel rapporto tra Paoli e Roma.

La Fondazione parla di «profondo affetto» e ricorda un artista che, nel corso della sua lunga carriera, ha collaborato con alcuni dei più grandi protagonisti della musica italiana, riuscendo «a rinnovarsi continuamente senza mai tradire la propria identità artistica».

Un passaggio che sposta subito il fuoco non solo sulla grandezza del cantautore, ma anche sulla sua capacità di restare riconoscibile negli anni, fino agli ultimi progetti ospitati e sostenuti proprio nell’orbita dell’Auditorium.

Il legame con il pubblico romano

Nel ricordo della Fondazione, Roma non è uno sfondo, ma un luogo preciso della sua storia artistica, viste anche le numerose esibizioni con cui ha costruito con il pubblico romano «un legame profondo e duraturo, fatto di emozioni condivise e grande intensità artistica».

Tra i momenti richiamati c’è “Una lunga storia”, la serata-evento organizzata all’Auditorium per i suoi 60 anni di carriera, con l’Orchestra da Camera di Perugia, in collaborazione con Umbria Jazz, diretta dal maestro Marcello Sirignano, oltre a Danilo Rea, il suo «inseparabile compagno di viaggio».

I progetti con Parco della Musica Records

Un altro passaggio centrale del saluto riguarda il lavoro svolto con Parco della Musica Records, etichetta della Fondazione Musica per Roma, «con la quale ha dato vita a progetti di grande valore artistico, contribuendo a mantenere viva la tradizione della canzone d’autore in dialogo con nuove generazioni di musicisti. Tra i lavori principali figurano "Due come noi che..." (2012) e "3" (2017) con Danilo Rea, oltre a "Un incontro in jazz" (2011)».

Secondo la Fondazione, sono lavori che hanno contribuito «a mantenere viva la tradizione della canzone d’autore in dialogo con nuove generazioni di musicisti».

Per questo, termina la Fondazione, «la sua scomparsa rappresenta una perdita enorme per la cultura italiana. Rimane la sua voce, capace di emozionare ancora, e il suo sguardo lucido e poetico sul mondo. Addio, Maestro».

Chi era Gino Paoli

Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934 e trasferitosi da bambino a Genova, Gino Paoli è stato uno dei nomi più riconoscibili della canzone italiana.

Prima della musica aveva svolto diversi mestieri, dal facchino al grafico pubblicitario fino al pittore. L’esordio artistico arrivò con una band formata insieme a Luigi Tenco e Bruno Lauzi, mentre la consacrazione arrivò nel 1963 con “Il cielo in una stanza”, arrangiata da Ennio Morricone.

A quella stagione appartengono anche brani come “Senza fine” e “Sapore di sale”, diventati classici della musica italiana.

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