Roma, 4 marzo 2026
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Fascicolo sanitario elettronico, Magi (Omceo Roma): «Nel Lazio adesioni sotto il 20%, è un campanello d’allarme»

Il presidente chiede più coinvolgimento di professionisti e pazienti: «No a imposizioni dall’alto, serve un’équipe multiprofessionale»

di Redazione La CapitaleULTIMO AGGIORNAMENTO 4 ore fa - TEMPO DI LETTURA 3'
Fascicolo sanitario elettronico, Magi (Omceo Roma): «Nel Lazio adesioni sotto il 20%, è un campanello d’allarme»

«Nel Lazio l’adesione al Fascicolo sanitario elettronico è inferiore al 20%, mentre in altre Regioni si raggiunge anche il 70%. Si tratta di un vero e proprio campanello d’allarme». Lo afferma Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Roma.

Il riferimento è ai dati ricordati dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. «Il Lazio è stata tra le prime Regioni a portare avanti e a concludere il percorso relativo al Fascicolo sanitario elettronico – spiega Magi –. Tuttavia, uno strumento di questo tipo non può essere alimentato semplicemente imponendo un obbligo dall’alto. È necessario che il Servizio sanitario regionale metta in campo un’organizzazione capace di coinvolgere tutti i professionisti, dai medici agli infermieri, fino agli stessi pazienti».

Il nodo delle adesioni

Secondo Magi, il dato sulle adesioni richiede una riflessione sulle modalità di informazione e coinvolgimento. «Occorre domandarsi perché un’informazione così importante non si sia diffusa in modo adeguato. Probabilmente non è arrivata a molti cittadini, ma sorprende che anche numerosi professionisti sanitari non abbiano aderito».

Quando l’adesione è volontaria e richiede comprensione di funzionamento, vantaggi ed eventuali limiti, osserva, «le persone maturano scelte più consapevoli». Al contrario, «se prevale la logica dell’imposizione, il risultato è quello che oggi è sotto gli occhi di tutti».

Il ruolo dell’équipe multiprofessionale

Magi richiama quindi il concetto di équipe multiprofessionale. «Le diverse professioni sanitarie esistono perché ciascuna è fondata su uno specifico percorso di studi e su competenze ben definite. Oggi, però, non è più possibile ragionare in termini di singolo professionista: bisogna pensare e operare come gruppo».

Sul tema delle prescrizioni, il presidente dell’Omceo Roma precisa: «La prescrizione è un atto medico, ma l’infermiere fa parte di un’équipe in cui il medico si occupa della diagnosi e della cura, mentre l’infermiere si concentra principalmente sull’assistenza». Può accadere che l’infermiere richieda un presidio sanitario, ma sempre nell’ambito di una diagnosi già formulata.

Gli esempi, sottolinea Magi, chiariscono il concetto: «Se viene richiesto un pannolone significa che a monte esiste una diagnosi di incontinenza. Se si prescrive una carrozzina elettrica con determinate caratteristiche, è perché una valutazione clinica ha stabilito che quella soluzione è necessaria per quella specifica condizione. Tutto rientra in un percorso condiviso dall’équipe multiprofessionale».

«L’errore – ribadisce – è continuare a pensare che i problemi possano essere risolti da una singola categoria: le criticità del Sistema sanitario si affrontano solo lavorando insieme, e il primo a beneficiarne è il paziente».

Per spiegare l’importanza del lavoro di squadra, Magi ricorre a una metafora: «Pensiamo al pit-stop nelle gare automobilistiche: ai tempi di Tazio Nuvolari poteva durare anche 40 minuti. Oggi, grazie alla professionalità specifica di ciascun componente del team, dura appena quattro secondi».

Il presidente dell’Ordine rivolge infine un pensiero al piccolo Domenico, morto a Napoli dopo un trapianto di cuore: «In casi come questo è evidente che non si tratta del fallimento di un singolo, ma di un’équipe. Se non si interviene sulle modalità organizzative che non hanno funzionato e ci si limita a perseguire solo i singoli errori, il problema non si risolve e rischia di presentarsi nuovamente».

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