
È stato approvato oggi in assemblea capitolina il nuovo regolamento per la localizzazione, l’installazione, la modifica degli impianti di telefonia mobile, che ne sostituisce uno risalente al maggio 2015, ormai superato visti i progressi tecnologici e giuridici. Durante la seduta sono stati votati emendamenti volti alla corretta pianificazione urbanistica e paesaggistica, al contenimento delle emissioni, a programmare la diffusione degli impianti di telefonia mobile, limitando il fenomeno dell'«antenna selvaggia».
«Bene il nuovo regolamento ma abbiamo perso un'occasione», è stato il commento di Nando Bonessio, consigliere capitolino di Alleanza Verdi-Sinistra, dopo l'uscita dall'assemblea. «In ogni caso è positivo che Roma si sia dotata di un regolamento che faccia ordine sull'anarchia delle antenne». Fondamentalmente in questo processo, l'ottenimento di un regolamento che individui i luoghi sensibili, a tutela di asili, scuole infanzia, centri anziani. «Roma si è dotata di uno strumento che prima non c'era», spiega Bonessio.
Approvato nel regolamento anche l'iter che prevede una serie di passaggi che mettono ordine su controlli e pubblicità degli impianti. «Quando azienda dovrà proporre antenna, sono previsti dei passaggi di pubblicizzazione, questo significa che i comitati e i singoli residenti avranno accesso all'informazione più facilmente. E inoltre è stato introdotto l'obbligo di espressione di un parere da parte dei municipi».
Inoltre, con il regolamento appena approvato, la materia passa dalla competenza del dipartimento Urbanistica, alla regia del dipartimento Attività produttive.

Non contemplato, all'interno del nuovo regolamento, il monitoraggio per la tecnologia 5G e unpiano territoriale di localizzazione, proposto dal gruppo Alleanza Verdi Sinistra e uno dei punti più discussi. «Tra le altre cose noi chiedevamo che gli uffici e strutture pubbliche avesse anche controllo di prevenzione, invece dovranno muoversi singolarmente, cittadini e comitati, se verificano presenza più impianti che ricadono su uno stesso ambito. Noi chiedevamo che attivazione monitoraggio fosse motu proprio invece serve l'attivazione dei cittadini», ha precisato il consigliere.
«Ma il più grosso rammarico - spiega Bonessio - è il Piano di localizzazione». Si tratta di un programma che tiene conto dei luoghi sensibili, di quelli sotto tutela paesaggistica, archeologica o pubblica, ma soprattutto un piano che abbia una mappatura degli edifici pubblici e comunali - come quelli a uso uffici o terreni - su cui montare le antenne e che garantisca una entrata economica Comune. «Ma questa esigenza evidentemente non è stata condivisa dalle forze di governo di Campidoglio», ha poi concluso.
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