
Oggi a Roma sono attive e funzionanti 41 sale cinematografiche, di queste, 2 sono cinema d'essai. In totale parliamo di 216 schermi. Spettatori e incassi in calo, concorrenza spietata da parte delle piattaforme digitali stanno mettendo a rischio il futuro dei cinema. Ma una delibera capitolina approvata a giugno di quest0'anno potrebbe cambiare le sorti delle sale romane.
L’Impero di Torpignattara, l’Avorio al Pigneto, l’Astra a Montesacro, l’Apollo dell’Esquilino, il Quirinale di via Nazionale, l’Augustus di corso Vittorio, l’Africa al Nomentano, il Labirinto, l’Airone all’Appio Latino, il Paris di via Magna Grecia, ed ancora il Quirinetta, il Capranichetta, il Gioiello, l’Ulisse, l’Empire, il Ritz, e tanti altri.

Cinema Reale di piazza Sidney Sonnino a Trastevere. Chiuso nel 2018
Questi numeri sono il risultato della dura crisi che i cinema stanno affrontando negli ultimi anni, che ha portato, nel decennio dal 2011 al 2021, alla chiusura di 101 sale, di cui 43 sono state completamente abbandonate e 53 hanno cambiato destinazione d'uso. Sale bingo, supermercati, centri scommesse. Tra questi, solo 5 sono stati restituiti alla cittadinanza come luoghi culturali.
È quanto emerge da una delibera approvata a fine giugno dalla giunta capitolina che ha come scopo il rilancio delle sale e dei luoghi dello spettacolo, della cultura e del cinema e che è tutt'ora al vaglio dei consigli dei 15 municipi della Capitale che dovranno esprimere parere sulla proposta.
L'obiettivo del piano cittadino, contenuto nella delibera, è di riavvicinare i giovani al mondo del cinema e alla conoscenza della sua cultura e anche distribuire in maniera uniforme sul territorio di Roma i luoghi dello spettacolo e del cinema. Infatti al momento, riguardo la distribuzione degli esercizi cinematografici, Roma presenta una forte concentrazione di sale nel I e nel II municipio, e scarsa presenza degli altri, ad eccezione dei centri commerciali.

Cinema Royal di in via Emanuele Filiberto all'Esquilino. Chiuso nel 2018
Ogni chiusura rappresenta una ferita per il territorio, «un vuoto urbano e sociale che implica tutti i pericoli conseguenti all'abbandono», si legge nel testo della delibera. «Piuttosto che arrendersi alla loro chiusura, è necessario riprendere ogni iniziativa che porti ad una riapertura o rivalutazione, anche immaginandoli come grandi piazze coperte, luoghi di incontro e convivialità».
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