
Roma ancora a caccia di una vittoria nei match di cartello. Il ritorno a Bergamo di Gasperini è amaro: ancora un gol di Scalvini come nel 2022, ma soprattutto ancora una sconfitta per uno a zero contro le rivali principali.
La Roma completa il grande slam di sconfitte per uno a zero contro tutte le squadre che lo scorso anno le sono arrivate sopra in classifica. Ultima nell’ordine è l’Atalanta, reduce dalla cura Palladino, che crea occasioni ma comunque non si può parlare di macchina da guerra: la fantasia di De Ketelare è spenta, la gamba e gli inserimenti di Ederson mancano, così come mancano Lookman, via per la coppa d’Africa, e in generale la produzione offensiva, tipica bergamasca, di tutto il reparto offensivo, quinti di centrocampo compresi.
Il Como in casa e il derby sono le uniche eccezioni di un trend negativo, ma anche lì ci sono dei distinguo necessari per completezza d’analisi: il Como, nonostante il calcio spumeggiante, le aspirazioni europee e il miglior fantasista del campionato, è un club emergente; la Lazio era in crisi nera di risultati e con un contraccolpo psicologico devastante per il mancato rafforzamento della rosa in estate.
La risposta ai problemi della Roma sta, ancora una volta, nell’ultimo terzo di campo. Quello decisivo. Se contro il Genoa lo spauracchio della convivenza Dybala-Soulè sembrava essere risolto, con il più esperto dei due argentini che pareva aver trovato la chiave di volta offensiva sulla sinistra per imbucare sistematicamente la corrente Wesley, ecco che solo una giornata dopo i problemi continuano a venire a galla. Wesley non parte titolare, bensì a sinistra gioca un guardingo e difensivo Rensch, che non pedala come il brasiliano e perciò Dybala - spento più che mai con l’unica vera occasione sulla coscienza - rimane ancor più imbrigliato lì a sinistra, sul suo piede forte, senza poter provare a rientrare e creare occasioni pericolose. Soulè d’altro canto risulta poco coraggioso nelle scelte, salendo di rendimento solo quando la squadra sale di rendimento.
La difesa come al solito funziona, ma un errore del leader per eccellenza, Svilar - per altro viziato dall’intervento di Scalvini che ha sollevato polemiche- è da mettere nel conto sul lungo periodo. Starebbe all’attacco caricarsi il peso dei risultati, o almeno, nel gioco delle parti, sopperire agli errori di ciascun reparto.
Ma la Roma è vittima del suo attacco, continuando a creare pochissimo - meno dello 0.80% di expected goals - obbligando Massara all’intervento sul mercato. La poca chiarezza del ruolo e la relativa incisività di Raspadori - attaccante che offre più soluzioni ma con pochissimi numeri all’attivo - potrebbe non garantire la soluzione al problema.
Quello che non ci si aspettava da Gasp era la casualità delle giocate offensive. Quella che ora rappresenta il problema cronico della Roma.
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