«Leva 'sta ca**o de bandiera», tifosi laziali intimati di togliere il vessillo palestinese all’Olimpico. Il video diventa virale
- Giacomo Zito
- 7 ore fa
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Il fatto accaduto durante la sfida Lazio - Torino di Serie A non è una novità per l’ambiente della tifoseria biancoceleste, come testimonia il conduttore radiofonico e tifoso Marco Anselmi

Un video girato allo Stadio Olimpico di Roma ha acceso un nuovo dibattito sul rapporto tra calcio, politica e libertà di espressione. La clip, girata all’Olimpico e pubblicata dall’account Instagram del conduttore radiofonico Marco Anselmi, mostra alcune persone in borghese che dal campo chiedono ai tifosi laziali del gruppo Roaring Twenties di abbassare una bandiera palestinese esposta sugli spalti.
Il fatto è avvenuto durante la partita di Serie A Lazio - Torino dello scorso 31 marzo e ha scatenato una reazione immediata, con il video che è diventato virale sui social, raccogliendo il sostegno di molti tifosi.
Anselmi, di origini libanesi e che a seguito dei bombardamenti israeliani in Libano nel 1982 ha perso la propria famiglia, ha raccontato il suo punto di vista: «Io sono almeno quattro anni che vado allo stadio con la bandiera della Palestina o del Libano. Questo non ha nulla a che vedere con la politica: è un gesto di solidarietà verso un popolo che soffre da oltre 75 anni».
La vicenda rientra anche all’interno di una polemica tutta biancoceleste per il recente accordo tra la S.S. Lazio e il Maccabi Israel, società che controlla le due omonime squadre di Tel Aviv e Haifa.
Il racconto della vicenda
Il gesto di intimidazione testimoniato nel video mostra delle persone in borghese che dal campo impongono in maniera violenta di togliere la bandiera palestinese impugnata da alcuni tifosi dei Roaring Twenties (gruppo della tifoseria biancoceleste da sempre vicino alla causa).
Dopo un breve stacco, la seconda parte del video mostra gli steward dell’Olimpico che si avvicinano agli stessi interessati ribadendo, con toni più gentili, di togliere il vessillo palestinese. Ricevuto questo video, Anselmi ha quindi deciso di pubblicarlo sul suo profilo social, ottenendo un’elevata visibilità tra chi in particolare ha denunciato il gesto di censura avvenuto tra gli spalti.
Il contesto e la polemica per l’accordo
Dopo l’accordo firmato a Tel Aviv per «combattere odio e discriminazione» alla presenza dei rappresentati della società israeliana e il presidente romano Claudio Lotito, una parte della tifoseria laziale si è ribellata all’accordo mostrando in più occasioni il proprio dissenso.
In particolare, i due gruppi della tifoseria laziale Lazio e Libertà e Roaring Twenties si sono mostrati tra i più critici. «In un contesto segnato da odio e violenza, è davvero opportuno per la S.S. Lazio stringere un accordo con Maccabi Haifa e Maccabi Tel Aviv?» si chiedeva il primo gruppo lo scorso 25 marzo, a pochi giorni dalla notizia dell’accordo.
«Come gruppo di tifo organizzato, i Roaring Twenties sentono il dovere morale di prendere posizione rispetto alla recente decisione della S.S. Lazio di stringere collaborazioni con squadre israeliane - scriveva in un comunicato solo 4 giorni prima il gruppo di tifosi interessato dalla vicenda -. Essere Laziali, per noi, significa anche avere una coscienza e dei valori umani imprescindibili. E quando la nostra squadra - o chi pretende di rappresentarla - prende strade che calpestano la dignità umana non possiamo restare in silenzio».
All’interno del comunicato, si fa quindi riferimento anche ai più recenti eventi di cronaca, nonché al fatto che la società romana abbia preso accordi con una controparte «attivamente complice del disastro umanitario in atto». In quel comunicato del 21 marzo, i Roaring Twenties decidevano quindi di dissociarsi «in maniera netta e totale da questa scelta», in quanto «collaborare oggi con rappresentanti dello sport israeliano significa chiudere gli occhi di fronte a un genocidio in atto, significa ignorare le centinaia di migliaia di vittime, l’eliminazione sistematica di una popolazione, e voltare le spalle ai valori universali di giustizia, libertà e autodeterminazione».
Il contesto e le reazioni
«Non ho certezze, ma credo che le persone in borghese fossero funzionari della Digos - afferma Anselmi in merito alla vicenda -. Di sicuro non erano steward. Poi, alcuni steward si sono rivolti ai tifosi chiedendo di abbassare la bandiera, spiegando che stavano solo eseguendo delle disposizioni».
Le stesse disposizioni sembrano quindi permeare la gran parte dell’ambiente biancoceleste: «Ho taggato tutti i siti della Lazio - racconta Anselmi -, ma nessuno ha ripostato il video. Forse non vogliono problemi con la società».
Secondo quanto raccontato dal conduttore radiofonico e come dimostrato dai fatti del 31 marzo, mostrare il proprio sostegno a una causa in controtendenza con le decisioni della società non viene concesso, né dagli stessi tifosi, né da tutto il sistema che gestisce la sicurezza dell'impianto.
Una repulsione di cui è stato testimone lo stesso Anselmi, più volte intimato da diverse persone sugli spalti a sventolare la bandiera del Libano o della Palestina solo a fine partita.
Eppure, la stessa sicurezza non pare si sia mossa con altrettanta foga quando ad essere esposti erano
messaggi d’odio di ben altra natura. «Ci dispiace di aver costretto gli angeli in divisa (e quelli in borghese) a perdere tempo prezioso a causa delle nostre bandiere Palestinesi - scrivevano i Roaring Twenties all’indomani del fatto -. In quei frangenti avrebbero potuto impegnarsi in attività più consone al loro ruolo, come salvare i gattini dagli alberi o aiutare un'anziana signora ad attraversare la strada. Li ringraziamo per le numerose foto che ci sono state fatte, se cortesemente ce le girate le pubblichiamo», è la loro provocazione finale.
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