Stabilimenti a fuoco a Ostia: il 24enne che ha confessato è in custodia a Regina Coeli, attesa la perizia psichiatrica
- Redazione La Capitale
- 6 giorni fa
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Aggiornamento: 3 giorni fa
Alessandro M., il ragazzo che ha confessato i roghi negli stabilimenti di Ostia è in attesa della perizia psichiatrica e in custodia cautelare nel carcere di Regina Coeli. Il suo legale spiega la situazione

È in custodia cautelare a Regina Coeli, in attesa di perizia psichiatrica, Alessandro M. il ragazzo di 24 anni che ha appiccato gli incendi negli stabilimenti di Ostia.
Secondo quanto emerso dall’interrogatorio reso alla Procura della Repubblica di Roma, il 24enne, avrebbe ammesso di essere l’autore dei roghi che, tra il 24 e il 26 marzo, hanno colpito diversi stabilimenti balneari sul litorale di Ostia. Il giovane, disoccupato, senza fissa dimora e con un passato familiare complesso, ha dichiarato di aver agito da solo, spinto da uno stato di disagio emotivo e da condizioni di estrema fragilità personale.
L’interrogatorio, tenutosi il 27 marzo alla presenza del pubblico ministero Stefano Opilio e dei rappresentanti della Squadra Mobile e del Commissariato di Ostia, si è svolto in forma videoregistrata e ha fornito diversi elementi per ricostruire la dinamica degli episodi.
L'avvocato del ragazzo Alessandro Iacolucci, raggiunto da La Capitale, spiega la situazione attuale del suo assistito:
«È un ragazzo molto solo che ha probabilmente bisogno di cure adeguate e specifiche, in un ambiente diverso da quello carcerario. In ogni caso occorrerà attendere i risultati della consulenza per valutare la capacità di intendere e di volere e l’eventuale valutazione sulla pericolosità sociale».
La confessione del ragazzo: una settimana ad Ostia, tra gli androni dei palazzi e gli stabilimenti
Secondo quanto riferito dall’indagato, lo stesso si sarebbe recato sul lungomare di Ostia spinto da uno stato di nervosismo e solitudine. Ha raccontato di essere arrivato nella zona circa una settimana prima degli incendi, dormendo tra androni di palazzi e poi all’interno degli stessi stabilimenti, che trovava aperti.
Il giovane ha riferito di aver appiccato il fuoco a più riprese, utilizzando un accendino, sacchetti e bombolette di vernice trovate sul posto e secchi dell’immondizia.
I bersagli colpiti sono noti stabilimenti del litorale romano: «Le Dune», «Belsito», «Salus», «Vittoria», «Il Capanno» e «Plinius». Mentre il «Belsito», il «Plinius» e il «Vittoria», sono inseriti nel bando del 14 febbraio del 2025, il «Salus» e «Le Dune», sono a scadenza pluriennale, e scadranno nel 2028.
Secondo quanto dichiarato durante l’interrogatorio, Alessandro M. avrebbe agito senza alcun mandato da parte di terzi e avrebbe negato collegamenti con altri episodi, pur riferendosi a un incendio precedente avvenuto presso lo stabilimento «Village», per il quale però non si sarebbe assunto la responsabilità.
«L'elicottero militare» e il «chip» sottopelle: gli elementi di fragilità mentale
Nel corso dell’interrogatorio, l’indagato ha anche espresso pensieri confusi, riferendo di “sentire voci” e di essere seguito da un «elicottero militare» che lo controllerebbe costantemente. Ha parlato di un presunto «chip militare» impiantatogli da una dottoressa con una siringa e ha affermato che le «voci» gli impedirebbero di far parte delle forze dell’ordine.
Tali affermazioni hanno sollevato interrogativi sullo stato di salute mentale del giovane, che potrebbe ora essere sottoposto a perizia psichiatrica.
La Procura prosegue le indagini per verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone o l’esistenza di un contesto più ampio, anche alla luce delle tensioni legate alla riforma delle concessioni balneari, oggetto di forti resistenze locali.
Intanto, le immagini delle telecamere di videosorveglianza, mostrate durante l’interrogatorio, sembrerebbero confermare la sua presenza in prossimità dei luoghi colpiti nei giorni e negli orari interessati.
Il giovane non risulta avere precedenti penali e ha dichiarato di non avere alcun patrimonio.
Vive da anni in condizioni di marginalità, con alle spalle una storia familiare segnata da tossicodipendenza e assenza di supporti.
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