Smart working negato ai vigili urbani malati oncologici o cardiopatici, il caso arriva in Campidoglio
Causa aperta contro Campidoglio e Comando dei Vigili Urbani che ha richiamato tutti al servizio in presenza. Il consigliere di Fi Carpano porta l’interrogazione a Gualtieri e Bugarini: «È un eccesso di rigidità»

Sono stati richiamati tutti al servizio in presenza, nonostante le normative comunali e la loro condizione fisica. Sono 60 dipendenti della Polizia Locale di Roma Capitale, malati oncologici o cardiopatici, che ora dovranno tornare in ufficio nonostante il loro lavoro possano svolgerlo direttamente da casa.
Otto di loro hanno quindi deciso di appellarsi al tribunale e sono pronti a dare battaglia fino a che non vedranno riconosciuto un loro diritto. Il 19 è prevista la prima udienza, mentre la discussione arriva anche in Campidoglio, trainata dal consigliere di opposizione Francesco Carpano (Forza Italia).
Il caso dei dipendenti «fragili» richiamati in ufficio
Il caso è scoppiato negli ultimi giorni, dopo che il 18 febbraio scorso i legali dei lavoratori hanno presentato ricorso a seguito dell’ordine del Comandante della Polizia Locale Mario De Sclavis di far tornare tutti i dipendenti in ufficio «per l’evidente incompatibilità con le mansioni e le attività da rendere, inevitabilmente, in presenza, per la specificità dello status rivestito e la peculiarità dei compiti istituzionali demandati».
Il Comandante interpreta così il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (Piao) per l'attuazione del Pnrr e per l'efficienza della giustizia. Secondo lo stesso comandante, infatti, il piano «esclude dal lavoro a distanza il personale della Polizia Locale». Tutto, indistintamente, nonostante i pareri medici contrari per 60 dipendenti, senza considerare il lavoro che svolgono, di tipo amministrativo, e senza considerare nemmeno la predisposizione del Comune di Roma verso il lavoro da remoto per i propri dipendenti.
In risposta a questa decisione, otto dei 60 hanno quindi deciso di seguire la via legale, presentando ricorso «per carenza di istruttoria, contraddittorietà e arbitrarietà», scrivono i legali. Il ricorso è rivolto contro Roma Capitale, anche se l’obiettivo è centrato sul Comando della Polizia Locale.
Il caso politico e l'interrogazione in Campidoglio
Il consigliere d'opposizione Francesco Carpano ha portato direttamente in Campidoglio con un'interrogazione scritta al Sindaco Gualtieri e all'Assessore al Personale Giulio Bugarini. Carpano ha definito la decisione del Comando della Polizia Locale come «un eccesso di rigidità», sottolineando che, sebbene sia giusto contrastare abusi dello smart working, non si può ignorare la condizione di dipendenti con gravi patologie, come quelle oncologiche o cardiopatiche, che potrebbero lavorare da casa.
«Il Piao demanda alla discrezionalità della dirigenza», ha affermato Carpano, «che deve basarsi sui certificati medici per valutare chi può lavorare in presenza e chi no. Non si può essere così rigidi, soprattutto con chi affronta malattie gravi». Carpano ha anche sollevato una questione di immagine, confidando nella sensibilità sul tema dell’assessore: «È opportuno che malati oncologici siano costretti a presentarsi in ufficio? Questa situazione va trattata con delicatezza».
Il sindacato chiede un approccio più umano
Anche il sindacato CSA-Ospal è intervenuto sulla questione, affrontandola anche da un’ottica più generale su tutti i dipendenti comunali. Il responsabile di Roma, Emanuele Fabiani, ha evidenziato che, sebbene il lavoro della Polizia Locale sia perlopiù incompatibile con lo smart working, esistono aree amministrative in cui il lavoro a distanza potrebbe essere applicato, come previsto dagli accordi sindacali.
«Il Comando ha chiuso totalmente la porta a qualsiasi discussione sullo smart working, anche per i casi più gravi», ha dichiarato Fabiani. «Questo è inaccettabile, soprattutto per chi sta affrontando chemioterapie o altre terapie debilitanti». Durante un incontro con l'assessore Bugarini e il direttore del personale Angelo Ottavianelli, il CSA ha ribadito la necessità di garantire il lavoro agile per i dipendenti con particolari condizioni di salute, chiedendo maggiore flessibilità e un approccio più umano.
Le difficoltà in Comune nell'applicazione dello smart working
Il caso dei vigili urbani si inserisce in un contesto più ampio di difficoltà nell'applicazione dello smart working nel Comune di Roma. Nonostante il regolamento preveda due giorni di lavoro da remoto alla settimana, infatti, i sindacati denunciano un’applicazione ridotta in molte strutture, spesso limitandolo a un solo giorno.
Durante un incontro dei giorni scorsi tra amministrazione e organizzazioni sindacali, è quindi emerso il tema della resistenza della dirigenza nell'applicare il regolamento. Nello stesso, anche l'assessore Bugarini ha ribadito che lo smart working è una modalità ordinaria di lavoro e deve essere garantito. Secondo quanto riportato dai sindacati, l’amministrazione si è infine impegnata «ad intervenire con maggiore incisività, anche sulla base dei dati raccolti attraverso il monitoraggio in corso».
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