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Moni Ovadia e Giulio Corso portano in scena la potenza di Moby Dick al Teatro Quirino

  • Immagine del redattore:  Redazione La Capitale
    Redazione La Capitale
  • 24 mar
  • Tempo di lettura: 2 min

Dal 1° al 13 aprile 2025, un adattamento teatrale del capolavoro di Melville esplora il conflitto tra uomo e destino, con Moni Ovadia nei panni di Achab

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Dal 1° al 13 aprile 2025, il Teatro Quirino di Roma ospiterà un’imponente rilettura teatrale di Moby Dick, il capolavoro di Herman Melville. A guidare il pubblico nell’epica ossessione del capitano Achab sarà Moni Ovadia, protagonista di un allestimento diretto da Guglielmo Ferro, con Giulio Corso e un cast di talentuosi attori.


Lo spettacolo, prodotto dal Centro Teatrale Bresciano, dal Teatro Quirino e dalla Compagnia Molière, si avvale dell’adattamento di Micaela Miano e di un team creativo di alto livello: Fabiana Di Marco alle scenografie, Alessandra Benaduce ai costumi e Massimiliano Pace alle musiche.


L’ossessione di Achab e il viaggio nel cuore dell’ignoto

Moby Dick non è solo la storia di una caccia alla balena bianca, ma una tragedia umana e filosofica che sfida le leggi del destino e della conoscenza. Achab, interpretato da Moni Ovadia, è un uomo consumato dalla vendetta, accecato dalla sua sete di rivalsa contro la creatura che gli ha portato via una parte di sé.


Il Pequod, il vascello su cui si consuma questa battaglia, diventa il teatro di un viaggio senza ritorno, tra tempeste, bonacce e rituali, in un crescendo di tensione e follia.


Il contrasto tra Achab e Starbuck, il primo ufficiale della nave, interpretato da Giulio Corso, rappresenta il cuore drammatico dell’opera: da un lato, l’uomo che sfida Dio e la natura, dall’altro, la voce della ragione e della prudenza, testimone impotente di una deriva autodistruttiva.


Un cast corale per un classico senza tempo

A dare vita alla ciurma del Pequod ci saranno Tommaso Cardarelli, Nicolò Giacalone, Pap Yeri Samb, Filippo Rusconi, Moreno Pio Mondì, Giuliano Bruzzese e Marco Delle Fratte.


Insieme, guideranno il pubblico in un’esperienza teatrale intensa, fatta di canti, preghiere e confronti serrati tra i personaggi, in un’atmosfera carica di tensione e mistero.


Il destino segnato del Pequod

La messinscena di Ferro punta a restituire l’anima più cupa e profonda del romanzo di Melville: il Pequod non è solo una nave, ma una condanna, un richiamo infernale a cui nessuno può sottrarsi. Non c’è speranza di redenzione, solo la fitta nebbia del destino che avvolge i suoi marinai.


Con una regia che esalta il contrasto tra luci e ombre, tra silenzi e fragore degli elementi, lo spettacolo si presenta come un viaggio ipnotico nell’animo umano, un’esperienza teatrale che promette di lasciare il segno. Un appuntamento imperdibile per gli amanti della grande letteratura e del teatro d’autore.

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