
Atto vandalico nella notte di Pasqua all’Infernetto, dove è stata presa di mira la vetrata del bistrot Ohana Bistrot Antimafia, primo locale antimafia della Capitale. Secondo quanto ricostruito, ignoti avrebbero colpito con un martello una delle vetrine, danneggiandola gravemente: i frammenti di vetro sono arrivati fino a metà della sala. «Non ci lasciamo intimidire», ha dichiarato Lorenzo Coluzzi dell’associazione #Noi, che gestisce lo spazio. «Andremo avanti più forti di prima, sempre a testa alta».
Il bistrot, inaugurato nel maggio 2025, è un bene pubblico affidato all’associazione Noi Antimafia, impegnata nella promozione della legalità e nell’inclusione dei giovani. Lo spazio è diventato in pochi mesi un punto di riferimento nel quartiere, ospitando attività formative, percorsi di alternanza scuola-lavoro e iniziative culturali, con l’obiettivo di offrire opportunità concrete alle nuove generazioni.
Il locale non è solo un presidio civile, ma anche un luogo legato alla memoria cinematografica della città. Qui infatti Carlo Verdone girò la celebre scena del flipper nel film Troppo forte, contribuendo a rendere riconoscibile questo spazio nel tempo.
Immediata la reazione del mondo politico, con una solidarietà trasversale. Dal Partito democratico, Yuri Trombetti ha parlato di «gesto vile» sottolineando il valore del lavoro svolto dall’associazione sul territorio. Sulla stessa linea anche Marianna Madia (Pd), che ha invitato a «non arretrare di un passo» di fronte a chi colpisce esperienze positive. Vicino al bistrot anche il senatore Giorgio Salvitti (FdI) che ha ribadito l’importanza di questi spazi come strumenti di contrasto alla criminalità attraverso la cultura.
Dalla maggioranza capitolina, l’assessore Tobia Zevi ha espresso solidarietà all’associazione, ricordando come Ohana rappresenti «uno spazio di formazione e lavoro per giovani impegnati nella legalità». Anche Virginia Raggi ha sottolineato la necessità che le istituzioni non lascino soli i ragazzi che ogni giorno portano avanti questo impegno. Un messaggio condiviso da più parti: difendere esperienze come questa significa rafforzare la presenza dello Stato e della comunità nei territori più esposti, nel segno della legalità e della partecipazione.
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