Roma, 24 febbraio 2026

Scontri a San Lorenzo, identificati 30 individui già noti alle forze dell'ordine: per loro ipotesi di devastazione

La Digos indaga sui manifestanti violenti: tra le accuse in arrivo anche quella di devastazione

di Rebecca ManganaroULTIMO AGGIORNAMENTO 1 anni fa - TEMPO DI LETTURA 2'
Scontri a San Lorenzo, identificati 30 individui già noti alle forze dell'ordine: per loro ipotesi di devastazione

Le indagini della Digos, guidata da Antonio Bocelli, si concentrano su una trentina di individui già denunciati nei mesi scorsi per episodi di violenza avvenuti durante manifestazioni alla Sapienza. Si tratta di persone vicine ai collettivi studenteschi, ai gruppi antagonisti e anarchici, sospettati di essere coinvolti anche nei disordini scoppiati sabato sera nel quartiere di San Lorenzo durante il corteo per Ramy Elgaml, il giovane di 19 anni morto a Milano durante un inseguimento dei carabinieri. Tra le ipotesi di reato contestate figura anche quella di devastazione.

Una prima informativa attesa in Procura

La Digos potrebbe inviare già oggi, lunedì 13 gennaio, una prima informativa alla Procura di Roma, con i dettagli sulle accuse rivolte a chi ha aggredito il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine durante la manifestazione. I tafferugli hanno visto una crescente escalation di tensione, con momenti di violenza che hanno messo a rischio l’ordine pubblico.

Il commento del ministro Piantedosi

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è intervenuto domenica scorsa sottolineando la crescente pericolosità di gruppi antagonisti che, secondo lui, approfittano di episodi di cronaca per alimentare tensioni politiche. «Dietro il paravento di confuse ed episodiche rivendicazioni legate a fatti di cronaca, si cela una strategia mirata a creare elementi di destabilizzazione del quadro politico», ha dichiarato Piantedosi.

Il ministro ha inoltre ribadito la sua vicinanza alle forze dell’ordine e ha lodato la gestione dell’ordine pubblico durante gli episodi più critici, chiedendo però un impegno collettivo per respingere la violenza come strumento di lotta politica. «Troppe volte - ha sottolineato - ci si concentra su argomentazioni tese a stigmatizzare l’operato delle forze dell’ordine, invece di condannare i comportamenti dei delinquenti».

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