
Ieri mattina, poco dopo le 8, un gruppo di attivisti e lavoratori dello spettacolo ha simbolicamente riaperto le porte dell’ex Circolo degli Artisti in via Casilina Vecchia 42, chiuso dal 2015. L’occupazione è stata promossa dal collettivo “Vogliamo tutt’altro”, sostenuto dal sindacato Clap – Camere del Lavoro Autonomo e Precario, con l’obiettivo di restituire lo storico spazio culturale alla città e lanciare un segnale forte: «La cultura non è un lusso per pochi, ma un diritto collettivo».
Una giornata di mobilitazione che ha visto l’adesione di lavoratrici e lavoratori di diversi settori della conoscenza – dallo spettacolo all’università, dall’editoria ai beni culturali – culminata in una assemblea cittadina alle 16, seguita da una assemblea nazionale online alle 19, connessa con altri quindici presìdi in tutta Italia.
A spiegare il senso dell’occupazione è Marta, attivista del collettivo e membro di Clap: «Siamo qui oggi sia come lavoratrici e lavoratori, sia come abitanti di questa città. I tagli al Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e la mala distribuzione fatta quest’anno significano un’erosione concreta del reddito per chi lavora nel settore. Se parlassimo di fabbrica, parleremmo di licenziamenti di massa. E quindi sarebbe naturale scioperare, attivarsi, mobilitarsi».
Marta sottolinea la volontà di costruire alleanze oltre il perimetro dello spettacolo: «Noi lavoriamo in un settore complesso, meno abituato a forme di lotta strutturate. Ma oggi il nostro obiettivo è chiaro: metterci in rete con tutte le lavoratrici e lavoratori precari della cultura – dalla scuola all’università, fino ai beni culturali. Le archeologhe e gli archeologi in questa città sono partite Iva precarie. Noi siamo un indotto fondamentale di questo Paese, e dobbiamo essere ascoltati nelle forme in cui decidiamo di auto-organizzarci, siano esse sindacati o assemblee».
Nel mirino della mobilitazione ci sono sia il Governo, accusato di precarizzazione sistemica e censura ideologica, sia il comune di Roma, ritenuto colpevole di inerzia e opacità. Nel comunicato diffuso dal collettivo si legge: «Denunciamo i tagli e i declassamenti effettuati dalle Commissioni contro teatri, festival, compagnie e progetti di formazione che da anni animano l’ecosistema culturale del Paese. Si stima una perdita tra le 30mila e le 50mila giornate lavorative».
Tra gli occupanti c’è anche Leonardo, un altro lavoratore dello spettacolo: «Stamattina siamo entrati nell’ex Circolo degli Artisti, un luogo storico chiuso da dieci anni. I tagli del Ministero cadono sulle nostre vite. Per questo oggi parte una mobilitazione che sarà un’onda, e che in autunno ci vedrà coinvolti insieme ad altre lotte precarie. Vogliamo contrastare la costruzione di una cultura di regime che si fonda sullo sfruttamento di chi lavora nello spettacolo e nella cultura».
Il riferimento è chiaro anche all’abbandono degli spazi culturali della Capitale. L’ex Circolo degli Artisti, sequestrato nel 2015 per abusi edilizi e smaltimento illecito di rifiuti (compreso amianto), è rimasto in stato di degrado per dieci anni. A ottobre 2024, l’assessore comunale al Patrimonio Tobia Zevi aveva annunciato la fine della bonifica e promesso la riapertura entro il 2026. Ma per gli attivisti, questo cronoprogramma è inaccettabile.
Gli occupanti chiedono al comune una presa di posizione chiara: «Da che parte sta l’amministrazione comunale? È tempo di un segnale forte. In questi anni abbiamo visto la chiusura dell’Angelo Mai, del Teatro Valle e dello stesso Circolo. Oggi intere generazioni artistiche crescono senza luoghi dove formarsi, sperimentare, lavorare».
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