
«Papa Francesco emanava una luce che me lo faceva vedere già santo. Sembrava quasi lievitasse e fluttuasse da terra». A parlare a La Capitale è Francesco Maria Ceraolo, 50 anni, titolare della pasticceria e gelateria Hedera, nel cuore di Borgo Pio. Dal suo laboratorio, nel corso di oltre un decennio, sono usciti i dolci per ogni compleanno, ogni onomastico e ogni occasione speciale del pontificato di Papa Francesco. Una relazione fatta di dolcezza, gesti simbolici e una profonda stima reciproca.
«Papa Francesco e io siamo legati da una coincidenza particolare», racconta Ceraolo. «Io vengo dalla Calabria e ho aperto il mio negozio proprio il giorno in cui Bergoglio è stato proclamato Papa». Un segno, forse, che il destino aveva già in serbo per lui un ruolo speciale.
Il primo dolce preparato per Papa Francesco fu una torta per il suo onomastico, il 23 aprile, giorno di San Giorgio. «Realizzammo una torta con l’effige di San Giorgio che uccide il drago. Gli piacque molto, così iniziammo a lavorare con il suo staff. Da lì è nata una collaborazione che non si è mai interrotta».
Negli ultimi anni, quando la salute del Pontefice non gli permetteva più di gustare dolci come un tempo, nacque un’idea: farli per gli altri, per gli ultimi. «Ci chiese di preparare dolci a basso indice glicemico e poi iniziò a chiedere torte non per sé, ma per i senzatetto. Una volta replicammo la sua torta preferita in 300 monoporzioni da distribuire sotto il colonnato di San Pietro».
«Non dimenticherò mai le parole che usava di più: grazie, prego, scusi, posso. Quattro parole che insegnano rispetto e gentilezza. Quelle che tutti vorremmo trasmettere ai nostri figli». E aggiunge: «Papa Francesco sembrava già un santo in vita. La luce che emanava non era solo carisma, era bontà pura».
Ceraolo conclude con una riflessione che sembra racchiudere il sentire di molti: «È stato un Papa modernissimo, capace di parlare di pace in tempi di guerra, di ambiente in tempi di crisi climatica, di amore in tempi di odio. Chi verrà dopo di lui potrà solo seguire il solco profondo che ha tracciato».
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