
Un silenzio denso di significato, interrotto solo da applausi e dal coro di un gruppo di bambini che intonavano «Liliana, Liliana». È così che Liliana Segre è stata accolta questa mattina nel quartiere ebraico di Roma, dove ha partecipato alla cerimonia in occasione del Giorno della Memoria. Una corona di fiori è stata deposta in onore delle vittime della Shoah, in un momento di raccoglimento che ha unito testimonianza, riflessione e impegno civile.
Poche parole quelle pronunciate da Segre, ma cariche di significato: «Per me il ricordo della Shoah è sempre». Una frase semplice e incisiva, che riassume il cuore della commemorazione e l'importanza di mantenere vivo il ricordo dell'orrore della Shoah.
All’evento erano presenti anche la presidente dell’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), Noemi Di Segni e il rabbino capo di Roma Riccardo Shmuel Di Segni. Una partecipazione corale che ha sottolineato l'importanza della memoria in un momento storico segnato da pericolose banalizzazioni.
A margine della cerimonia, Noemi Di Segni, ha rivolto un duro monito contro l’uso distorto di simboli e termini legati alla Shoah, soprattutto in contesti impropri come le curve degli stadi. «Usare parole o simboli della Shoah per caratterizzare una certa dialettica vuol dire banalizzare il tutto e non aver compreso cosa è stato veramente quell’orrore, quello sterminio», ha dichiarato.
Di Segni ha sottolineato come l’utilizzo di immagini o slogan legati al nazismo, spesso decontestualizzati, rischi di svuotare di significato la memoria storica. «Chi visita i luoghi dello sterminio, chi vede cosa rappresentava la svastica sulle divise militari, capisce che quei simboli devono essere confinati al loro contesto storico», ha aggiunto.
La presidente ha poi richiamato le responsabilità delle federazioni sportive, esortandole a contrastare con fermezza ogni forma di abuso simbolico.
Tra i temi affrontati durante la giornata, anche le scritte contro Ong e Anpi apparse nella notte su alcuni edifici simbolo di Roma, come la Piramide Cestia e la sede della Fao. Proiezioni che, secondo Di Segni, rappresentano «una risposta alla distorsione della memoria» e un pericoloso segnale di manipolazione storica.
Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha inoltre espresso una riflessione critica sull'Anpi di oggi, sottolineando come l’associazione sembri aver smarrito parte della sua missione originaria. «L’Anpi di oggi non è più quella di un tempo. Alcuni leader sembrano impegnati in battaglie che contraddicono i loro scopi istituzionali», ha osservato, richiamando l’importanza di mantenere fedeltà ai valori fondanti dell’associazione.
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